Sei quesiti di larghe intese

il Manifesto
Riccardo Magi

Pag. 5 – Le carceri sono piene dei problemi che la politica da anni si rifiuta di affrontare. Basta pensare ai reati per droga e piccolo spaccio, o agli immigrati spesso costretti alla delinquenza dalle stesse leggi criminogene, che li lasciano senza permesso di soggiorno. Ma clandestinizzate e imprigionate sono anche le potenzialità racchiuse in questioni sociali come queste. Si sono schiuse nella proposta referendaria del Comitato «Cambiamo noi – Referendum 2013» (www.carnbiamonoi.it) nato su spinta di Radicali Italiani che è riuscito a raccogliere intorno a sei referendum, un fronte alternativo di «grandi intese» che comincia a essere significativo: da Pietro Soldini, responsabile immigrazione Cgil, al segretario del Psi Riccardo Nencini, Jean Renè Bilongo, Responsabile del Coordinamento Immigrati Flai, Mercedes Frias di «Prendiamo la parola», Gabriella Guido di LasciateCientrare, Antigone e Forum Droghe, Marco Furfaro della segreteria nazionale Sel, il presidente della Commissione parlamentare diritti umani Luigi Manconi, i deputati Pd Sandro Gozi e Khalid Chaould, Jean Leonard Touadi, Ilaria Cucchi, Tiberio Timperi. Su sei quesiti due sono sull’immigrazione, investono la «Bossi-Fini». Uno abroga il reato di clandestinità, l’altro interviene sulle norme che incidono sulla clandestinizzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti. Il terzo quesito è sulla droga, volto a eliminare il carcere per tutte le violazioni che riguardano fatti di lieve entità, incidendo sulla «Fini-Giovanardi». Il quarto quesito è per il divorzio breve. Il quinto, sul finanziamento pubblico ai partiti – non condiviso evidentemente dal manifesto che ieri titolava «Privati della politica», ripropone un referendum storico dei Radicali: non soldi agli apparati, di partito, ma servizi alla politica (tutta, non solo quella dei partiti) garantiti dallo Stato. L’ultimo quesito restituisce l’effettiva libertà di scelta ai cittadini consegnando allo Stato la quota relativa alle scelte non espresse sull’8xMille. Ieri il fronte referendario si è dimostrato consapevole e unito su un punto fondamentale: ci sono grandi opportunità nascoste dietro alcuni temi, su cui non è mai «il momento giusto». E’ necessario allora «cambiare noi», per cambiare l’agenda della discussione pubblica.

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