Soldi ai partiti. Spunta il tetto ai contributi privati

Corriere della Sera
Dino Martirano

ROMA – Il disegno di legge sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti verrà calendarizzato in tempi brevi (probabilmente si parte dalla Camera) e seguirà, comunque, una corsia preferenziale in modo da compiere un primo passaggio in Parlamento prima della pausa estiva: «Adesso la celerità dell’iter parlamentare si deve coniugare con la massima apertura al contributo dei deputati e dei senatori, con emendamenti e proposte migliorative, anche se è chiaro che i pilastri del provvedimento vanno mantenuti.

In ogni caso, la priorità che il presidente del Consiglio Letta dà a questo testo è assoluta», spiega il sottosegretario Giovanni Legnini (Editoria e Attuazione del programma) che ha partecipato al gruppo di lavoro che ha messo a punto il testo del governo. Legnini conferma che il provvedimento, varato venerdì in Consiglio dei ministri «salvo intese», è ancora «affidato alle cure della struttura tecnica del governo» per gli ultimi ritocchi per essere trasmesso alle Camere «senza la necessità di ulteriori passaggi in Consiglio dei ministri»: «Le correzioni sono tecniche, non di sostanza. I punti forti del testo, infatti, sono noti: uscita graduale dal finanziamento pubblico che, vorrei ricordarlo, viene abolito all ‘articolo i del provvedimento; due per mille; detrazione d’imposta; obbligo per i partiti di adottare uno statuto. Io dico che non c’è trucco perché si è introdotto un concetto rivoluzionario: i partiti verranno finanziati solo se i cittadini lo vorranno. E non mi sembra un particolare irrilevante».

Eppure, l ‘ipotesi di una correzione in corso d’opera suggerita dal governo si era affacciata nel corso del weekend in seguito alla valanga di critiche scagliate contro il testo non solo da parte dell’opposizione grillina. Perfino una pattuglia di ministri (Gianpiero D’Alla paventa il rischio del «magnate che si compra tutto») ha provato ad alzare la voce per chiedere che venga introdotto un tetto per le donazioni dei privati ai partiti. Un limite alle elargizioni liberali che nel testo non c’è perché osteggiato dal vicepremier Angelino Alfano e dai colleghi del Pdl: «Io, personalmente, sono favorevole al tetto per cui spero che venga introdotto dal Parlamento», osserva Legnini. Che però aggiunge: «Va detto anche che quel tetto oggi non esiste e che molti, oggi in prima fila a contestare la "mancanza" del governo, finora non si erano posti il problema».

Tra i parlamentari renziani del Pd, poi, sta covando il vento di rivolta contro il meccanismo del 2 per mille che dovrebbe rimpiazzare in parte le risorse tolte ai partiti con il finanziamento pubblico: «La proposta dei renziani non è poi così diversa tanto che il testo Nardella e altri sono stati tenuti in grande considerazione dal governo», spiega infine il sottosegretario Legnini. Che comunque conferma la decisione di destinare il 2 per mille al «singolo partito» e non al «sistema dei partiti»: «La seconda opzione è stata a lungo analizzata ma poi abbiamo scelto la prima. Anche se c’è una grande differenza, si può pensare al meccanismo del 5 per mille: quello per cui scegliamo di dare il nostro contributo a "una onlus" e non a tutto il "sistema delle onlus"». 

Il testo del governo, tuttavia, continua ad essere bersagliato dalle critiche. Caustico il giudizio di Marco Pannella che ha parlato a Radio radicale: «Ci dicono "noi passiamo alla scelta dei cittadini… tanto che potranno volontariamente scegliere con il 2 per mille… Avremo cittadini contenti perché sono liberi di pagare» ma «ci avevano già provato (nel 1993, ndr), ci riprovano con anni di partitocrazia in più». Vito Crimi, capogruppo in scadenza del M5S, spara un’altra cartuccia: «Il finanziamento pubblico va abolito, il governo finge…».

Ma si fa sentire anche l ‘autorevole voce di Stefano Rodotà, molto ascoltata dalla base grillina: «Da molti anni la mia opinione è che la politica non può essere lasciata soltanto ai soldi dei privati».

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