Il saluto in dialetto di Bergoglio alla corregionale Bonino «Cerea signor ministro»

Data: 
Domenica, 9 June, 2013
Testo: 

«Grazie, sono onorata»

Domenica 9 Giugno 2013,
CITTÀ DEL VATICANO – Una energica stretta di mano, gli occhi che si incrociano e poi: «Cerea signor Ministro». Il saluto dei piemontesi. Davanti al ministro degli Esteri il Papa ha voluto rispolverare le sue origini di figlio di migranti piemontesi. Da piccolo era abituato a parlare in dialetto con la nonna. La Bonino essendo nata a Bra quel saluto lo conosce bene, e lì per lì è ha mostrato sorpresa, non se lo aspettava, poi è seguito un breve colloquio che nessuno dei presenti è riuscito a captare, eccetto il congedo del ministro, «Sono onorata», pronunciato prima di prendere posto in una delle poltroncine bianche allineate nella biblioteca apostolica. Alla fine il Papa le ha donato (come alle altre signore) un rosario che lei ha tenuto divertita in mano.
Lo scambio di frasi di circostanza previsto dal rigido protocollo tra la Bonino e Francesco si è così colorato di una nota di simpatia umana. Per certi versi la visita di Napolitano ha rappresentato il suo vero debutto in Vaticano, anche se nei primi anni Ottanta si era recarta nel Palazzo Apostolico con altri parlamentari, tra cui Flaminio Piccoli, per una iniziativa sulla fame nel mondo. Da Papa Francesco si è presentata in un elegante completo pantaloni nero. Anche se era l’unica donna della delegazione ad indossare i calzoni, quello strappo protocollare il Papa nemmeno l’avrà notato.
A Francesco gli aspetti secondari non interessano, da gesuita preferisce mettere al centro di ogni incontro le persone, le loro storie, il percorso umano. Come è consuetudine Bergoglio si sarà preparato, leggendo tutto quello che poteva servirgli per farsi un’idea dell’ospite, la battagliera Bonino, lo spauracchio dei vescovi, l’ex ministro, l’ex europarlamentare, l’ex commissario Ue che da decenni per la Chiesa rappresenta un autentico osso duro. Basta ricordare gli editoriali di fuoco dell’Avvenire contro la candidatura della leader radicale alla Regione Lazio. Una «superabortista e iperliberista». Era il 2010: «Siamo davanti ad un autentico insulto all’intelligenza e alla memoria collettiva degli italiani» perché su vita, famiglia, difesa della libertà educativa «i radicali predicano l’opposto di ciò che afferma la dottrina sociale della Chiesa. Nessuno può fare a pezzi la visione cristiana della vita, ed Emma Bonino meno di tutti».
La Bonino dal canto suo, abituata a far fronte all’artiglieria pesante, reagiva denunciando l’«alleanza Bagnasco-Berlusconi» per farla fuori. «Contro di me si sono mossi il presidente del Consiglio e il Vaticano». Il percorso politico che ha compiuto con i Radicali è un percorso di coerenza. Schieratasi a favore dell’aborto e del divorzio, negli anni Settanta, è entrata in rotta di collissione centinaia e continaia di volte con vescovi, cardinali e Papi. Nel 2006 arrivò a criticare apertamente Ratzinger. Erano i tempi del caso Welby e l’allora ministro Bonino accusò il Vaticano di fare «campagna contro la libertà individuali e la laicità dello Stato».
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Autore: 
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Fonte: 
IL GAZZETTINO
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