Processo a settembre Marò a casa entro Natale

La stampa
Alberto Simoni

La vicenda dei marò volge al termine, per l’autunno dovrebbe essere tutto finito». Lo dice il portavoce della Farnesina Aldo Amati all’indomani dell’incontro che il ministro degli Esteri Emma Bonino ha avuto a Budapest con l’omologo indiano Salman Khurshid che proprio in Ungheria era presente in veste di ospite d’onore della Conferenza degli ambasciatori ungheresi. La strada per riportare quindi in Italia, dopo il pro- cesso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India dal 15 febbraio del 2012 poiché accusati dell’omicidio al largo delle coste del Kerala di due pescatori, potrebbe aver imboccato una strada definita. Fonti diplomatiche italiane infatti confermano che «il processo potrebbe iniziare in settembre e i tempi per giungere a una conclusione sarebbero contenuti, due-tre mesi».

A Natale insomma, i due fucilieri potrebbe salpare per far ritorno in patria. La cautela resta tuttavia d’obbligo, basta un inceppo per rovinare i piani e lo schema. A sbloccare la vicenda il clima di ritrovata fiducia fra New Delhi e Roma al quale ha contribuito non poco il passaggio del «caso marò» dalla giurisdizione del Kerala a quella federale con New Delhi quindi protagonista. Un passaggio – confermano in ambienti diplomatici – che ha consentito di allentare le tensioni che hanno minato sin dall’inizio l’intero procedimento contro Girone e Latorre. Da qui si spiega anche la probabile rapidità del processo: «Si tratta di rivedere le stesse cose note però senza le manipolazioni fatte dal Kerala», precisano le fonti. A misurare il nuovo clima è la vicenda della richiesta di una testimonianza dei 4 fucilieri su quanto accaduto il 15 febbraio al largo del Kerala. La Nia (la polizia anti-terrorismo cui sono affidate le indagini) ha richiesto di ascoltare i soldati Massimo Andronico, Alessandro Conte, Antonio Fontana e Renato, dopo aver sentito il capitano della Enrica Lexie Umberto Vitelli. Su questo, malgrado l’impegno firmato dall’ambasciata italiana a Delhi di far rientrare i quattro in caso di necessità durante i processi, l’Italia ha ora mostrato fermezza. Senza trovare attualmente, ostilità netta negli indiani, spiegano in ambienti diplomatici.

A questo punto sono tre le ipotesi allo studio: lasciar cadere la deposizione se non arriverà un’ulteriore richiesta, procedere a un interrogatorio in videoconferenza o optare per risposte scritte a domande preparate dalla polizia indiana che chiuderebbe così la pre-indagine. Ma a nessuno ora conviene tirare la corda, la situazione è mutata. Anche per gli stessi Girone e Latorre che sono liberi di muoversi nella grande Delhi e frequentano ambienti pubblici senza venire riconosciuti o aggrediti verbalmente. Scena impossibile fino a qualche mese fa.

 

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