Accostamenti arditi da parte di una donna

La Gazzetta del Mezzogiorno
Paolo Izzo

Dovevo ancora riprendermi dall’orrenda affermazione del primate Calderoli contro la ministra Kyenge, quando sono incappato in un articolo (la Repubblica, 18.07.13) della collega Elena Stancanelli a proposito del desiderio femminile. Anche la scrittrice cita le scimmie, in particolare le bonobo, e i loro accoppiamenti promiscui e instancabili: per concludere che «il desiderio femminile esiste, è potente animale e vivissimo, ma società e cultura lo osteggiano con forza». Triste teoria, che potremmo chiamare “dell’involuzione”, quella che per scoprire (sic!) il desiderio deve ancora ricorrere ai comportamenti degli animali senza mai nemmeno nominare l’inconscio, caratteristica squisitamente umana, sostituito invece dal cosiddetto istinto bestiale che ci governerebbe. Triste società, quella che tratta il desiderio, in particolare quello femminile, come se fosse – al pari di quello maschile – un amalgama di testosterone, dopamina e serotonina, che porta inevitabilmente a comportamenti violenti, ninfomani o animaleschi. Il rapporto donna uomo, già in pericolosa impasse, non ne giova affatto. E accostamenti del genere me li sarei aspettati semmai da un orango o da una bonobo, non da una donna.

 

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