Giustizia: Berlusconi condannato e incandidabile, scatta subito l’iter per decadenza da carica senatore

Il Sole 24 Ore
Andrea Maria Candidi

Potrebbe scattare subito la procedura per la decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore. A consentirlo è il Dlgs sull’incandidabilità, approvato alla fine del 2012 e in vigore dal 5 gennaio scorso. L’articolo 3, rubricato “Incandidabilità sopravvenuta nel corso del mandato elettivo parlamentare”, prevede infatti che “qualora una causa di incandidabilità (…) sopravvenga o sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione” (in base al quale “ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”). Quindi è sempre necessario il voto della camera di appartenenza.
Ma quali sono le cause di incandidabilità previste dalle nuove norme? L’articolo 1 prevede che non possano essere candidati e comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni, e dunque anche l’ex premier. Impongono le nuove norme che, in questi casi, le sentenze definitive di condanna di cui all’articolo 1, emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, siano “immediatamente comunicate”, a cura del Pm alla Camera di appartenenza.
Quanto alle conseguenze sulla libertà personale, trattandosi di condanna a meno di 5 anni, il dispositivo verrà trasmesso a Milano dove l’ufficio esecuzione della procura dovrebbe far partire subito l’ordine di carcerazione, ma, considerato che tre anni di pena sono coperti dall’indulto, l’ordine sarà accompagnato da un decreto che sospende la pena residua (un solo anno) per consentire all’imputato di chiedere misure alternative.
Per questo il codice concede 30 giorni, che decorrono dal 16 settembre, quando finirà la sospensione feriale dei termini. Fino al 15 ottobre, dunque, non dovrebbe accadere nulla a meno che i legali di Berlusconi non chiedano subito dopo la ripresa dell’attività l’applicazione di riti alternativi. Nel caso in cui invece il Cavaliere non dovesse chiedere alcun beneficio, potrebbe scattare l’ordine di arresto: ma la procura, come nel caso di Alessandro Sallusti, potrebbe assegnare d’ufficio i domiciliari in base alla legge “svuota carceri”.

Berlusconi comunque incandidabile alle prossime elezioni

Dopo la conferma della condanna per frode fiscale Silvio Berlusconi non potrà candidarsi per sei anni a nuove elezioni, quale che sia la nuova decisione della Corte d’Appello sugli anni di interdizione dai pubblici uffici. Lo ha detto a Reuters il presidente della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato, Dario Stefano, di Sel.
“Il decreto legislativo del 2012 che dà attuazione alla legge anticorruzione è chiaro su questo punto. È ineleggibile in Parlamento per sei anni chi, come Berlusconi, abbia riportato condanne definitive e pene superiori a due anni di reclusione”, ha detto Stefano.
“Questa incandidabilità è indipendente dalla pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici”, il cui calcolo la Cassazione ha rimandato a nuova corte d’Appello, mentre ha confermato la pena principale a 4 anni di reclusione, tre dei quali condonati da indulto.
“In applicazione dello stesso decreto legislativo la sentenza ha prodotto la sopravvenuta incandidabilità di Berlusconi da senatore”, ha aggiunto il presidente della Giunta. Sulla decadenza da parlamentare del leader del Pdl ci sarà comunque bisogno di un voto di Palazzo Madama, dopo una “istruttoria” in Giunta, che potrebbe concludersi non prima di settembre.
“Non appena la Corte di Cassazione ci avrà notificato la sentenza, la Giunta esaminerà il caso, anche ascoltando Berlusconi, se lo richiedesse, e formulerà il suo parere per l’aula che voterà poi sulla decadenza”, ha detto Stefano. Sul tavolo della Giunta, convocata per mercoledì prossimo, c’è già il caso Berlusconi, dopo che M5s ne aveva chiesto la decadenza per effetto di una legge del 1957, mai finora applicata verso l’ex premier, che gli chiuderebbe le porte del Parlamento come titolare di concessioni pubbliche attraverso Mediaset.

 

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