“Subito l’amnistia contro l’illegalità delle nostre carceri”

La stampa
Giacomo Galeazzi

«L’amnistia va fatta. Non a favore o contro Berlusconi, ma per salvare la democrazia italiana. L’Europa ci ha imposto di risolvere entro maggio l’illegalità dei 30mila detenuti che superano la capienza delle carceri». A Montecitorio ha depositato una proposta di legge per ricorrere all’amnistia e ora il deputato Pd Sandro Gozi, vicino a Romano Prodi e presidente della delegazione a Strasburgo, la difende a spada tratta dall’accusa di favorire Berlusconi.

L’amnistia è una via d’uscita per Berlusconi?
«Bisogna uscire da un ventennio autolesionista di scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani. A ottobre il ministro Cancellieri è stata invitata a riferire al Consiglio d’Europa le misure per far uscire l’Italia dall’illegalità per la quale è stata più volte condannata. Il sovraffollamento delle carceri è un’emergenza per cui abbiamo votato la fiducia al governo Letta. Il tema dell’amnistia va posto non pro o contro Berlusconi, ma oltre Berlusconi. Altrimenti cosa andrà a dire il Guardasigilli a Strasburgo?».

Il fine giustifica i mezzi?
«Dobbiamo uscire dalla fragranza di reato. L’Europa ci sanziona perché non garantiamo i tre metri quadri minimi di spazio vitale ai quali ciascun detenuto ha diritto. E’ in gioco la democrazia reale in termini di diritti civili. E’ inaccettabile ridurre tutto allo scontro su Berlusconi. L’Italia è stata messa in mora dall’Europa dopo condanne della Corte dei diritti umani: calpestiamo la dignità dei detenuti con trattamenti inumani e degradanti. Strasburgo ci ha dato tempo fino al prossimo maggio bloccando i nuovi ricorsi, ma pretende provvedimenti rea scusso le norme Ue sullo spazio vitale dei polli d’allevamento ma non delle persone. Adesso si affronta l’amnistia solo in riferimento a Berlusconi e invece sono decine di migliaia le persone in attesa di un gesto di civiltà. E’ incostituzionale negare la funzione rieducativa della pena. L’amnistia è la vera riforma strutturale. Siamo pluricondannati per la lentezza della giustizia e l’amnistia decongestiona i tribunali da milioni di procedimenti perché estingue i reati. Va abolito il ricorso eccessivo alla carcerazione che la legge Bossi-Fini provoca tra i clandestini e la Fini-Giovanardi tra i consumatori di droghe leggere. Bisogna firmare i referendum radicali».
E poi tutti gli dicevano che era il suo turno. Si sarebbero fatte le primarie e lui le avrebbe vinte. Però Berlusconi è un tipo strano, si sa. Un giorno diceva che le primarie andavano bene e il giorno dopo che erano una solenne cretinata. Un giorno che Alfano era il suo erede politico e il giorno successivo che i sondaggi erano un disastro. «Non siamo barzellettieri», esclamò il quarantenne l’unica volta in vita sua in cui abbia perso la calma in pubblico. Pareva che d’un tratto avesse scovato il quid. Era il capo incontrastato dei «primaristi», ma allo stesso modo divenne il capo incontrastato dei lealisti mezzora dopo che Berlusconi aveva annunciato che niente, il partito restava com’era, l’aspirante premier «sono io». E Alfano, che nel frattempo era andato (con tutte le colombe, Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin…) a Italia Popolare , la convention romana di Monti, smise con altrettanta franchezza di essere montiano. Ne chiese le dimissioni da senatore a vita. Riprese a marciare al passo dell’oca. Si batte su ogni fronte. È al governo ma va bene se il governo cade, va a trattare con Letta ma va bene se Berlusconi delle trattative se ne impipa, parla col Quirinale ma il Quirinale che potrà fare mai? Sarà falco o sarà colomba, di certo sa dove mettere il becco.

 

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