L’ira del presidente: “Io pro-Berlusconi? Non sanno quali tragedie nelle celle”

la Repubblica
Umberto Rosso

Ci pensava da mesi, al messaggio sull’orrore nelle carceri, e perciò solo il sospetto che abbia deciso di scriverlo per lanciare un amo a Berlusconi, scatena l’ira di Giorgio Napolitano. «Sì, lo so perfettamente che le mie parole potranno essere strumentalizzate – si è sfogato a Cracovia, dov’è in visita, prima di dare in mattinata disco verde a Donato Marra a Roma per la consegna del testo ai presidenti delle Camere – ma val la pena dì correre il rischio se serve a spingere il Parlamento ad affrontare finalmente questo dramma». E, infatti, puntuali come previsto, ecco le accuse dei grillini che lo raggiungono mentre in serata lascia l’albergo per un nuovo incontro con gli altri capi di Stato europei: sarebbe un’amnistia pro-Berlusconi, puntano il dito i 5 Stelle contro il Quirinale. Che però non ci sta, e non le manda a dire.

«Tutti quelli che sostengono una cosa simile – alza la voce Napolitano, visibilmente contrariato – sembra che abbiano un testa un pensiero fisso, e se ne fregano dei problemi della gente e del paese. Non sanno quale tragedia sia quella delle carceri». Risposa secca e dura, che vale per i grillini ma anche per tutti quanti gli altri che, con dubbie prudenze all’interno dei partiti, vanno speculando sulle mosse e le intenzioni "vere" diNapolitano. Dal Colle arriva lo stop al balletto delle interpretazioni. La vicenda Berlusconi «non c’entra proprio nulla» col messaggio alle Camere, l’allarme lanciato ruota tutto sullo sfascio carceri, un universo che l’ex premier non sarà nemmeno chiamato ad affrontare visto che si troverà ai servizi sociali o ai domiciliari.

Ai sospetti di chi ci vede una mossa ad orologeria, il Colle risponde spiegando che solo adesso il clima politico è cambiato, che ora forse l’asticella altissima per centrare l’obiettivo amnistia (due terzi dei voti in Parlamento), si potrebbe superare. «Il clima si è certo svelenito – constata Napolitano-nel momento in cui il Parlamento ha dato la fiducia al governo Letta. Bisogna essere ciechi per non capirlo». Lo scontro sull’Imu? «Fibrillazioni da non sopravvalutare». Lo scontro con Renzi nel Pd? «Non fatemi addentrare in questa foresta», scherza e sdrammatizza. Insomma, le condizioni politiche sono cambiate, il governo tiene bene dopo lo scampato pericolo e si apre una chance per amnistia e indulto. Del resto, tocca al Parlamento poi decidere che metterci dentro al provvedimento svuota-carceri, «il perimetro non lo fissa certo il presidente della Repubblica», che però non a caso insiste nel suggerire determinate esclusioni: alcuni reati «particolarmente odiosi», quelli di «rilevante gravità e allarme sociale» (cita quelli di violenza contro le donne). Suscitando una domanda che viene subito alla mente: i reati di frode fiscale rientrano in questa fattispecie? La storia della tempistica "sospetta", che ritorna anche nelle accuse di Di Pietro, finisce così smontata pezzo pezzo nella ricostruzione del Colle.

Napolitano ci pensava da parecchio a mettere in pista questo suo primo messaggio al Parlamento ma temeva che facesse la fine di altri solenni testi, come l’ultimo undici anni fa di Ciampi sull’informazione, rimasto lettera morta, nemmeno mai discusso (poi l’ex capo dello Stato non firmerà la Gasparri). Ci rifletteva su almeno da gennaio, dalla «mortificazione», «l’umiliazione» inflitta dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo al nostro paese, finita nella lista nera per la situazione «degradante e disumana» del sovraffollamento carcerario. Emergenza al centro di tanti colloqui con il capo del Dap Tamburrino, che gli ha fornito dati e un quadro via via sempre più allarmanti. Ne ha parlato anche parecchio con Marco Pannella, negli ultimi tempi ospite fisso al Colle, consulente "ombra" sulle carceri che scoppiano.

Poi l’impatto-shock del viaggio nei bracci di San Vittore, la visita ai detenuti milanesi che nell’inverno scorso lo ha commosso fino alla lacrime. E la decisione, dieci giorni fa, di visitare Poggioreale, di confermare l’incontro con i detenuti napoletani anche con la crisi di governo pronta ad esplodere. L’annuncio del messaggio arriva da lì, e subito i grillini lo leggono come una mano tesa al Cavaliere. Il quale però evidentemente non lo interpreta affatto così, visto che poche ore dopo darà l’ordine ai suoi ministri di abbandonare il governo. Ora, nuovi veleni, con il M5S. Ma la battaglia svuota-galere per il presidente della Repubblica è appena cominciata. Sa che non sarà facile, anche se la tregua regge e i falchi del Pdl sono in un angolo, sa che l’intreccio perverso fra i destini personali di Berlusconi e la vita del governo ancora non è sciolto.

 

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