Giustizia, le firme non bastano. E i pm ringraziano i partiti amici.

Il Tempo
Daniele Di Mario

Missione fallita: i Radicali non riescono nell’intento di raccogliere le 500mila firme necessarie a far passare i sei quesiti referendari sulla giustizia promossi dal movimento di Marco Panella ed Emma Bonino. A certificare il mancato raggiungimento del quorum è l’ufficio centrale per i referendum della Corte di Cassazione che ha decretato che sono «insufficienti» le firme richieste per il via libera all’indizione dei referendum. Il quesito più votato è quello relativo alla responsabilità civile delle toghe ma anche in questo caso manca il quorum nonostante l’impegno profuso da Forza Italia. Raccolte soltanto 260mila firme per la richiesta di abolizione dell’ergastolo. Gli altri quesiti erano relativi alla custodia cautelare: in particolare si chiedeva di abolire la possibilità di disporre la carcerazione preventiva per il rischio di reiterazione del reato salvo nei casi più gravi. Un’altra richiesta mirava a frenare il fenomeno dei cosiddetti magistrati «fuori ruolo».

Tutti e sei quesiti, dunque, mancano di quorum. Lunedì prossimo ci sarà un nuovo incontro da parte dell’ufficio per il referendum per decidere se ammettere, o meno, le firme che sono state presentate oltre la scadenza ma è chiaro che la possibilità di ammissione è remotissima. I Radicali, lodando l’impegno del partito di Silvio Berlusconi a sostegno della loro battaglia, nelle settimane scorse si erano lamentati dell’atteggiamento della sinistra, in particolare di Sel che, nonostante avesse promesso di sostenere i quesiti referendari, nella pratica ha contribuito con un numero risibile di firme.

La battaglia, però, non finisce qui. I Radicali, infatti, si augurano che ora sia il Parlamento a legiferare in materia e, comunque, reputano «non ancora concluso il conteggio delle firme». Il Comitato promotore dei referendum infatti precisa: «Avendo oggi (ieri ndr.) alle 15.30 interpellato a tal proposito l’ufficio competente della Cassazione, ci è stato risposto che "il conteggio delle firme non è stato ancora concluso"». Inoltre, il Comitato promotore tiene a segnalare che, a distanza di sessanta giorni dalla scadenza stabilita dalla legge, continuano ad arrivare dai Comuni italiani buste contenenti numerose firme di sottoscrittori dei referendum, dodici delle quali nell’ultima settimana. «Se verranno confermate le notizie sulla non validazione delle nostre sei richieste referendarie per insufficienza del prescritto numero minimo di 500mila firme, posso sin d’ora preannunciare che il Comitato promotore dei referendum sulla Giustizia Giusta presenterà immediatamente, dopo la conoscenza della decisione ufficiale della Corte Suprema di Cassazione, un nostro, fiducioso ricorso», commenta Marco Pannella.

La segretaria dei Radicali Rita Bernardini intervistata da Radio Radicale, parla, invece, di «un’occasione sprecata. Perché sicuramente, se fossimo stati ascoltati, se vivessimo in uno Stato di diritto, quello che si è verificato con il controllo delle firme non sarebbe il responso che ci è stato dato oggi». La Bernardini ricorda che «tutto è giocato sul filo» e che «abbiamo tutta la documentazione di decine di pacchi di firme arrivati in ritardo alla Cassazione per ritardi non nostri, ma delle società di spedizione, o addirittura degli stessi Comuni». «Vorrei ricordare le dichiarazioni di Renzi – aggiunge – che disse che le riforme non si fanno con i referendum ma le doveva fare il Parlamento. Dall’altra parte la riflessione da fare sul centro destra. Intanto per la firma tardiva di Berlusconi, che ha sottoscritto i 12 referendum, ha firmato solo i primi giorni di settembre. Sappiamo tutti che quel momento di pubblicità ha fatto affluire molti cittadini ai tavoli. Ma sappiamo che nel Pdl c’è stato chi ha remato contro, qualcuno non ha raccolto affatto le firme, soprattutto nel nord Italia». «Risposte seppure non vicine alle promesse che erano state fatte sono arri- vate, molto significative da Puglia, Campania e Calabria. E pensare che c’era chi, come Brunetta, diceva "siamo noi che stiamo raccogliendo le firme", e prometteva che sarebbero state oltre i 5 milioni. Certo, il gran numero di firme che ci è stato consegnato dal Pdl, comunque insufficiente, risentiva anche della scarsa capacità di questo movimento a raccogliere le firme secondo quanto prevede la legge», conclude polemica la segretaria di Radicali.

Per la deputata di Forza Italia Elena Centemero «il mancato raggiungimento delle firme necessarie per i quesiti referendari dei Radicali, rimette la politica davanti alle sue responsabilità: spetta ora al Parlamento varare la riforma per una giustizia giusta. Il nostro impegno a favore dei referendum, un impegno che purtroppo altre forze politiche non hanno voluto assumere, sarà moltiplicato per arrivare finalmente a un sistema giudiziario che funzioni, che aiuti le imprese, che non costringa chi aspetta giustizia ad attendere tempi lunghissimi. Senza tralasciare l’aspetto della responsabilità civile dei magistrati, esplicitamente citata nel quesito referendario che ha ottenuto il maggior numero di sottoscrizioni». Anche l’Unione delle Camere Penali si augura che sia «la politica a rispondere ai quesiti fondamentali» posti dai referendum.

 

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