Londra, aumento di stipendio ai deputati. Ma loro rifiutano

Corriere della Sera
Paola De Carolis

L’ente esterno incaricato di stabilire gli stipendi dei deputati decreta un aumento dell’11 %, i diretti interessati si ribellano, promettendo di non accettare l’incremento. Succede in Gran Bretagna, dove la notizia dell’imminente arricchimento della busta paga scatena una valanga di proteste dagli stessi parlamentari. Il quesito è pressoché unanime. Il Paese soffre per la crisi, perché mai chi rappresenta i cittadini ai Comuni dovrebbe intascare di più? Per il liberal-democratico Danny Alexander, sottosegretario al Tesoro, la decisione dell’Ipsa (l’Independent parliamentary standards authority) è «completamente incomprensibile».

«Non è il momento» sottolinea, ricordando che gli altri dipendenti pubblici possono avvalersi di un incremento massimo dell’1%. I tre partiti principali presentano fronte unito: per il laburista Ed Balls l’aumento è «assurdo», mentre il conservatore Philip Hammond, ministro della Difesa, già precisa che non accetterà le 7.600 sterline annue in più alle quali avrà diritto a partire dal maggio 2015. «Sono sicuro che tutto il Consiglio dei ministri agirà come me, il premier David Cameron vorrà una presa di posizione forte e decisa su questo argomento». L’Ipsa dovrebbe annunciare il pacchetto di provvedimenti giovedì, precisando che entrerà in vigore dopo le prossime elezioni. Non ha bisogno dell’approvazione del Parlamento. L’Authority è completamente indipendente. Era stata creata dopo lo scandalo delle spese parlamentari del 2009 proprio per evitare il conflitto d’interessi. «Spero che sia disposta a cambiare rotta. L’Authority deve tenere presente il clima economico e i sacrifici della gente», si è augurato Alexander. In realtà l’Ipsa sarebbe convinta della necessità dell’aumento, che porterebbe lo stipendio base dei deputati a 74 mila sterline (circa 89 mila euro) lorde annue e costerebbe al contribuente 4,5 milioni di sterline. L’ultimo ritocco c’era stato tre anni fa e per l’Ipsa è ora di rimpinguare la busta paga.

Secondo Jack Straw, ex ministro laburista che ha già fatto sapere che non si candiderà alle prossime elezioni, l’Ipsa non ha tutti i torti. «La realtà è che se vogliamo che la politica attiri gente da tutti i settori e tutte le classi sociali dobbiamo assicurarci che offra uno stipendio dignitoso anche per chi non ha alle spalle una famiglia ricca, una villa in campagna e un conto in banca consistente»; un chiaro riferimento alle agiate circostanze di Cameron, del cancelliere dello Scacchiere George Osborne (erede di una celebre ditta di carte da parati e stoffe) e di diversi altri parlamentari. Attraverso i social media, comunque, sono circa 50 i deputati che hanno già fatto sapere di essere contrari all’aumento. L’ironia è che, come ha precisato il conservatore Peter Bottomley, l’unico modo per bloccare l’aumento è smantellare l’organizzazione che gli stessi deputati hanno creato per evitare spese eccessive e scandali e che, se da una parte promuove l’incremento dello stipendio, dall’altra abbassa il livello della pensione e limita le spese per le quali i membri del Parlamento hanno diritto a un rimborso.

 

© 2013 Corriere della Sera. Tutti i diritti riservati

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA