La giunta Cota teme la paralisi e chiede aiuto a Palazzo Chigi

La stampa
Maurizio Tropeano

 «Devono a tutti costi farmi fuori ed ogni mezzo è buono. In questi quattro anni ne ho subite, ne abbiamo subite, di tutti i colori. Adesso non so più veramente che cosa aspettarmi». Roberto Cota, il giorno dopo la fiaccolata dell’ira leghista per la sentenza del Tar che cancella le elezioni regionali del 2010 e anche la sua vittoria, non rinuncia ad alimentare la tesi che lo dipinge come vittima di un «golpe». Al netto della polemica personale, però, i ragionamenti del governatore mettono in chiaro i due terreni di scontro politico e istituzionale dei prossimi giorni.

Due fronti di tensione
Il primo è legato alla definizione di quanto il governo regionale può ancora fare e per capire oggi la giunta chiederà un parere all’avvocatura dello Stato e cioè a Palazzo Chigi. Il secondo è legato al pagamento dei costi dei prossimi ricorsi amministrativi con i vertici del Pd che lanciano un avvertimento: «Non tollereremo che possa venir utilizzato del denaro pubblico per tutelare non gli interessi della regione Piemonte, ma l’interesse personale di Cota. Se ha in mente di portare avanti azioni giudiziarie meramente dilatorie, lo faccia a sue spese e non con i soldi dei cittadini».

Cassazioni, pareri diversi
La presa di posizione del segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, e del capogruppo, Aldo Reschigna – nei giorni scorsi era stato il consigliere Roberto Placido a sollevare il tema – arriva dopo la conferenza stampa dell’ex presidente Mercedes Bresso dove alcuni dei suoi legali analizzando le sentenze della Cassazione, in particolare quella legata al ricorso contro la lista Pensionati ed Invalidi, si evidenziava il punto di vista che l’ente regione non dovrebbe avere un interesse diretto nella contesa elettorale ma che di fatto dovrebbe essere terza destinataria e dovrebbe essere disinteressata. Da qui l’affondo: «Dopo la sentenza del Tar ci troviamo di fronte a una situazione di urgenza che non può giustificare da parte di Roberto Cota e del centrodestra ulteriori perdite di tempo con azioni finalizzate esclusivamente a protrarre un’illegalità che dura da ben quattro anni».

Centomila euro spesi
Dal maggio del 20101a regione ha speso circa 100 mila euro in spese legali per difendersi dai ricorsi dell’ex presidente, dei Verdi, dei radicali e dell’Udc. Spese che secondo il vicepresidente della Giunta, Gilberto Pichetto, sono giustificate dal punto di vista legale ed economico. Una certezza motivata da una sentenza della Cassazione che è stata esaminata venerdì scorso, subito dopo la pronuncia del Tar, nel corso di una riunione della giunta con l’avvocatura regionale. Che cosa dice la sentenza? In caso di ricorsi elettorali l’ente è sempre parte in causa e ha interesse a mantenere la continuità dell’ente. Commenta Pichetto: «Ma come si fa a dire che un’istituzione non si può difendere? E chi dovrebbe farlo al suo posto? Tocca alla regione, questo mi pare il più elementare diritto alla democrazia».

Il ruolo del governo
E poi ci sono le querelle amministrative legate ai margini operativi della Giunta e del Consiglio regionale legati all’interpretazione delle attività istituzionali «indifferibili ed urgenti». Oggi il tema sarà affrontato nel corso della conferenza dei capigruppo convocata originariamente dal presidente dell’Assemblea, Valerio Cattaneo, per discutere della riforma elettorale e che si concentrerà, invece, sull’organizzazione dei lavori. Poche ore prima è convocata la riunione della giunta regionale. All’ordine del giorno lo stesso problema: definire i confini dell’azione di governo. Il vicepresidente Pichetto ha chiesto il parere dell’avvocatura e, in via informale, anche le opinioni di illustri giuristi: «Ci troviamo di fronte – spiega – ad interpretazioni diverse e così oggi nel corso della riunione della giunta proporrò di chiedere un parere all’avvocatura dello Stato ma anche al Consiglio di Stato che ha un’apposita sezione dedicata alle consulenze amministrative».

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