Una nuova accusa a Mastrapasqua Lui deciso a restare

Corriere della Sera
Marra Enrico

Da una parte Antonio Mastrapasqua, assediato nel suo ufficio che assomiglia sempre più a un bunker dal quale il presidente dell’Inps è deciso a vendere cara la pelle. Dall’altra parte il presidente del Consiglio, Enrico Letta, determinato a risolvere presto quest’altra grana che complica la già difficile vita del governo. Sebbene finora Mastrapasqua sia stato raggiunto solo da un avviso di garanzia, le indagini della procura di Roma costituiscono un imbarazzo del quale l’esecutivo farebbe volentieri a meno. Mastrapasqua, al vertice dell’Inps dal 2008 e il cui mandato scade alla fine di quest’anno, è indagato per due ipotesi di reato nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte false cartelle cliniche dell’Ospedale israelitico (per ottenere maggiori rimborsi dal servizio sanitario nazionale) del quale Mastrapasqua è direttore generale: truffa aggravata per non aver controllato le cartelle e falso in scrittura privata per la cessione all’Inps dei crediti con le Asl vantati dallo stesso ospedale. Ieri l’avvocato di Mastrapasqua, Domenico Aiello, ha incontrato il procuratore generale, Giuseppe Pignatone, e oggi dovrebbe presentare una nuova memoria difensiva per respingere tutte le accuse. Quelle di truffa perché non rientrerebbe tra le funzioni del direttore generale dell’Ospedale Israelitico il controllo sanitario delle cartelle cliniche, e quelle di falso in scrittura privata perché la cessione dei crediti Asl all’Inps sarebbe avvenuta secondo quanto consentono le norme di legge. Ma, a parte gli sviluppi che avrà l’inchiesta, Letta sembra interessato a dare una risposta politica alla vicenda, rendendo impossibile la permanenza all’Inps di un presidente che ha molti altri incarichi di vertice sia pubblici sia privati.Per far questo, però, ha bisogno dell’aiuto del titolare del ministero vigilante, cioè del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, al quale ha affidato un’istruttoria da concludersi rapidamente.

Il premier ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi lo stesso Giovannini e i due saranno domani a Bruxelles per il vertice europeo sul lavoro, insieme con il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che anche lui ieri ha detto: «Stiamo aspettando le analisi che dovrà fare soprattutto il ministro del Lavoro». Il quale ha incaricato i suoi direttori generali competenti in materia di passare al setaccio tutte le norme applicabili al caso. Obiettivo: vedere se ci sono leggi che prevedono l’incompatibilità tra la carica di presidente dell’Inps e altre cariche e se vi sono i presupposti giuridici per commissariare l’Inps, l’ente che gestisce le pensioni degli italiani. Mastrapasqua è deciso a resistere, forte del fatto che la sua proroga è blindata da una legge del 2011 approvata in modo bipartisan. Inoltre, sulla pluralità degli incarichi (9 e non più gli oltre venti di una volta) sostiene che anche altri presidenti di importanti enti pubblici ricoprono più incarichi perché questo è consentito dalle norme e quindi non c’è un caso che riguardi solo lui. Così come non può bastare un avviso di garanzia, secondo Mastrapasqua, perché altrimenti il governo dovrebbe mandar via anche altri manager pubblici. Il presidente inoltre continua a chiedersi perché il caso sia scoppiato proprio ora che sta per aprirsi la grande partita delle nomine nelle società pubbliche, dall’Eni all’Enel alle Poste, che avrebbe potuto riguardarlo.

Visto il muro contro muro, forse l’unica via d’uscita per Letta è un decreto legge che riformi l’assetto di governo dell’Inps, reintroducendo il consiglio di amministrazione e facendo contestualmente decadere il presidente. Che invece appare complicato dimissionare o commissariare. In attesa delle decisioni, del premier sale il pressing. Lo Spi-Cgil (pensionati) chiede le dimissioni del presidente. La Uil pubblica amministrazione invoca il commissariamento. Cgil, Cisl e Uil sono concordi nel chiedere la riforma della governance dell’Inps. Sul fronte politico, Sel vuole le dimissioni, la Lega chiede a Letta di riferire in Parlamento e di mandare a casa il presidente. Il cambio della governance viene chiesto anche da Donata Lenzi, capogruppo pd in commissione Affari sociali della Camera, che ricorda come una mozione in tal senso era stata approvata durante il governo Monti. I radicali Silvio Viale e Igor Boni chiedono la revoca di tutti gli incarichi di Mastrapasqua, ricordando che è anche vicepresidente di Equitalia. In sua difesa, invece, Daniele Capezzone di Forza Italia perché «principi di civilità giuridica impongono il rispetto della presunzione di innocenza». I consumatori del Codacons hanno inviato una formale diffida a Mastrapasqua a rassegnare le dimissioni.

 

© 2014 Corriere della Sera. Tutti i diritti riservati

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA