In Italia l’11 febbraio le armi chimiche siriane

L’Unità
Umberto De Giovannangeli

E la nave va. Carica di veleni chimici. Destinazione Gioia Tauro. La nave americana Cape Ray incaricata della distruzione delle armi chimiche siriane, arriverà nel porto di Gioia Tauro. intorno all’11 febbraio. Ad affermarlo è il direttore del Dipartimento per la sicurezza e il disarmo russo, Mikhail Ulyanov. «Dovrebbe arrivare lì entro una decina di giorni», ha spiegato, «ma non sarà in grado di avviare il lavoro immediatamente e resterà lì ancora qualche giorno». Fino ad oggi sono stati effettuati solo due carichi, a bordo dei cargo Taiko e Ark Futura, per complessive 54 tonnellate di materiale, «meno del 5% del totale» ha sottolineato nei giorni il capo del Pentagono, Chuck Hagel. E non si tratta del carico destinato al porto italiano di Gioia Tauro, hanno voluto precisare fonti dell’Opac. I ritardi hanno fatto letteralmente infuriare gli Usa: il ritmo con cui il regime siriano sta consegnando le armi chimiche «è inaccettabile», ha tuonato ieri il segretario di Stato Usa John Kerry incontrando il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov. «Preferiremmo certamente che i siriani facessero il possibile per fare presto. Ma sono solo loro che possono decidere quando spostare le armi in maniera sicura», ha replicato Ulyanov, citato da Interfax, impuntando parte dei ritardi alla situazione sul terreno e al fatto che i Paesi occidentali non abbiano fornito a Damasco «i mezzi e le attrezzature necessarie» per poter rispettare i tempi dell’operazione.

Veleni e polemiche
La vicenda dell’arrivo delle armi chimiche ha sollevato una raffica di polemiche. Il governo ha tentato di rassicurare le amministrazioni e la popolazione locale: «L’operazione sarà svolta secondo i più alti standard di sicurezza e di tutela dell’ambiente», recita una nota di Palazzo Chigi, che rimarca come si tratti di «un contributo concreto e imprescindibile a garanzia della stabilità e della sicurezza nella regione mediterranea e mediorientale» e che risponde a una risoluzione dell’Onu. La scelta del porto e le fasi dell’operazione («la più importante operazione di disarmo degli ultimi dieci anni», l’ha definita la ministra degli Esteri Emma Bonino) sono stati spiegati in Parlamento in un’audizione del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e della stessa titolare della Farnesina, e del direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, Ahmet Uzumcu, venuto di persona per «ringraziare l’Italia del generoso contributo» a fornire dettagli tecnici in grado di far superare i timori. Gioia Tauro è stata scelta perché è «un’eccellenza italiana», un porto «specializzato in questo tipo di attività», ha detto Lupi, sottolineando che nel 2012-2013 lo scalo calabrese ha trattato 3000 container di sostanze chimiche, pari a 60mila tonnellate, mentre quelle che arriveranno dalla Siria saranno solo 570 tonnellate in 60 container, «imballati e sigillati secondo standard internazionali di sicurezza». Quanto alla durata dell’operazione di trasbordo, fonti bene informate parlano con l’Unità di «alcuni giorni».

Cronaca di guerra
Nel frattempo, dopo il sostanziale fallimento dei negoziati di Ginevra, nelle ultime 24 ore almeno 85 persone, tra cui 10 bambini, sono state uccise dai raid aerei ad Aleppo. Elicotteri del regime siriano hanno martellato con barili imbottiti di esplosivo i quartieri della città nell’area di Bab Neirab in mano alle forze dell’opposizione. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Tra le vittime si contano anche 10 miliziani del fronte Jabath al Nusra, la formazione legata ad al Qaeda. Nelle ultime settimane le forze governative sono riuscite ad avanzare, seppur lentamente, nei quartieri occidentali di Aleppo e si tratta dell’avanzata più importante nell’area da quando a metà del 2012 i ribelli erano riusciti a prendere il controllo della zona. Gli attivisti riferiscono che le truppe sono andate avanti sostenute soprattutto dai bombardamenti delle aree residenziali da parte dell’ aviazione militare, che hanno ridotto diversi edifici in macerie costringendo i civili e i ribelli a fuggire. Nelle stesse zone, i combattenti del gruppo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), legato ad al-Qaeda, hanno ucciso i comandanti di due brigate rivali. Le uccisioni sono avvenute in due attentati, che probabilmente provocheranno un’escalation di violenza nella lotta interna al fronte dei ribelli.

Aiuti daRoma
Ed è in questa situazione di orrore e morte che oggi a Roma si terrà una riunione convocata dall’Onu sull’accesso umanitario per definire alcune misure che, come rimarca la titolare della Farnesina in una lettera a La Stampa, «possano mettere fine alle attuali gravissime e intollerabili violazioni del Diritto umanitario internazionale». «Mi rivolgerò – anticipa Bonino- insieme a Valerie Amos, Sottosegretario alle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari e Kristalina Georgieva, Commissario europeo per gli aiuti umanitari, ai rappresentanti dei Paesi della regione in grado di svolgere un’opera di persuasione su tutte le parti in conflitto – che si sono assunte una responsabilità morale enorme rimanendo finora sorde a qualsiasi appello – affinché si possa immediatamente mettere fine alla mattanza di civili». Innocenti, soprattutto donne, anziani e bambini, e procedere a una demilitarizzazione di scuole e ospedali. La crisi siriana, ricorda la titolare della Farnesina, è ormai entrata nel terzo anno e ha provocato conseguenze devastanti per 9 milioni di civili innocenti. Circa 130mila persone sono già morte; 2,3 milioni sono i siriani fuggiti nei Paesi confinanti e 6,8 milioni gli sfollati interni. Infine, un appello accorato alla comunità internazionale, ai governi e alle opinioni pubbliche: «È già passato troppo tempo – afferma Bonino – non consegnamo la tragedia siriana all’oblio generale».

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