Roma è ferma causa Pd

Il manifesto
Paolo Izzo

 

Dall’inizio del suo mandato l’Assemblea comunale di Roma Capitale non ha ancora votato alcuna delibera consiliare, né tanto meno una sola delle tante delibere di iniziativa popolare che giacciono da anni in quello che ormai si può chiamare "Museo del cittadino romano e delle sue istanze negate". Da ben otto sedute, andate tutte a vuoto per mancanza del numero legale causata dall’assenza di alcuni consiglieri del Pd (i campioni delle famose "preferenze" tanto dibattute in questi giorni), è all’ordine del giorno l’istituzione pure condivisa trasversalmente di una Anagrafe pubblica dello smaltimento dei rifiuti, semplice strumento che consentirebbe almeno il controllo della legalità e della trasparenza in una materia così delicata ed emergenziale: un primo segnale per superare il "sistema Cerroni".

Il consigliere radicale Riccardo Magi, che è il primo firmatario della delibera, sfinito dall’inconcludente giochetto in Campidoglio si è messo persino in sciopero della fame e ha scritto a Matteo Renzi, affinché almeno richiami all’ordine i suoi compagni capitolini. Ma le speranze sono poche: in settimana si vota nuovamente e, tra un’emergenza e l’altra, iI Consiglio comunale sembra proprio non rendersi conto che è esso stesso l’emergenza che i cittadini e il sindaco della Capitale dovrebbero seriamente affrontare.
 

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