Intervista a Marco Pannella: la piazza era con me, tranne tre energumeni

L’Unità
Anna Tarquini

Una vita da antiproibizionista e poi ti ritrovi in piazza, nell’Italia di oggi senza più memoria, e vieni fischiato e apostrofato come venduto. E nessuno riconosce la tua storia. Al nome di Marco Pannella sono legate tante delle nostre battaglie degli anni ‘70 dal divorzio all’aborto, ma quella per la liberalizzazione della droga leggera in Italia si può dire che se l’è inventata lui. Eppure sabato dalla manifestazione degli antiproibizionisti l’hanno insultato con la violenza attuale di molte piazze, soprattutto virtuali. E a nulla è servita la sua replica pacata…«Guarda che tuo nonno mi chiedeva di lottare per la depenalizzazione della droga leggera». Una frizione annunciata. Pochi giorni prima il Movimento antiproibizionista aveva intimato a Radicali di non partecipare al corteo. Ai Radicali e anche ai ragazzi del Cannabis Social Club, quelli che in Puglia combattono per la cannabis terapeutica.

Pannella le hanno detto «l’apartheid l’hai inventato tu», le hanno detto «venduto», le hanno detto «studia bene». Cinquant’anni di antiproibizionismo e cosa si è trovato in piazza?
«Intanto devo dire che me ne avete tolti dieci, sono sessanta. Cosa ho trovato in piazza, esattamente quello che tutta la stampa italiana non ha detto. Ho trovato solamente, ho i testimoni e i video, solamente abbracci, sorrisi, foto da fare insieme, senza eccezioni. Tranne un paio di boss fuori dalla grazia di Dio perché avevano i megafoni ed erano solo loro che potevano urlare. Ed erano quelli che ci avevano diffidato dall’andare al corteo perché sgraditi e chiedevano alla Digos di mandarci via come disturbatori».

Erano del Movimento antiproibizionista?
«Erano i loro tre energumeni. Ma poi, Movimento anziproibizionista? Ma quando mai sono esistiti, chi sono? Mi importa dire che abbiamo le riprese video, c’erano solamente, solamente abbracci, sorrisi e poi questi pazzi furibondi che credevano che ci fosse della gente che condivideva con loro questa reazione. Devo dire che è stata molto bella la cosa. Perché così ci sono stati migliaia di ragazzi che hanno vissuto in prima persona la cosa, come la racconto adesso e ora dovranno spiegare a tutti…”No, ma quale caos, era tutto calmo..”. Così capiranno e potranno raccontare come funziona la comunicazione. Io metto nel conto anche questa parte della storia, in positivo, la dimostrazione che la gente, come hanno dimostrato anche i nostri referendum, per strada c’è. Partecipa. Su una cosa invece è importante fare attenzione; la diffida che noi abbiamo ricevuto da questi è sintomo di alcune cose di cui dobbiamo guardarci, noi voi, tutti quanti».

Cioè?
«Dicono che sono sempre stato con gli americani contro la pace, poi con i palestinesi, poi addirittura con i Croati. Per loro noi siamo dei criminali, venduti, berlusconiani e via dicendo. Un documento da nazi-comunisti trogloditi. Gli albanesi si sarebbero vergognati in confronto».

Le hanno anche detto: «Lei sta sempre in Tv», un paradosso anche questo per i radicali se qualcuno ricorda le battaglie con il bavaglio sulla bocca?
«Chi? Quegli energumeni. Perché invece non c’è stato uno che mi avesse dato uno spintone. C’è stata sì una persona che mi ha detto… però sei stato con Berlusconi…Con Berlusconi? Guarda, a piazza Argentina, lo abbiamo dato in diretta. Tutto qua».

Ecco, perché il punto è questo. Lei era stato già contestato nel 2011 alla manifestazione degli “Indignados” e poi anche dai militanti radicali per il dialogo con Berlusconi. Pensa che le abbia nuociuto sul piano dell’immagine l’alleanza con Forza Italia per i referendum sulla giustizia?
«I militanti radicali sono tutti e nessuno. Quello che c’è alla luce del sole è che Berlusconi ha firmato lui, lui, non un compagno del Pd, i dodici referendum. E ha firmato, si è pronunciato ufficialmente, parlo di quello che è successo a Largo Argentina. Poi l’amnistia e l’indulto e poi continuità del governo. Questo è l’accordo con Berlusconi. È venuto lui a farlo qui. Poi per il resto abbiamo mai avuto una lira?»

Quindi come lo definisci l’episodio di ieri, il segno di una crisi della rappresentanza politica, ignoranza?
«Guarda questi hanno preso l’iniziativa definendosi antiproibizionisti. Siccome la manifestazione era stata annunciata anche dalle radio tutti quanti avranno pensato che era anche una cosa radicale. Abbiamo riempito piazza Navona per una vita. Ma ai loro che sono venuti, i militanti più stretti, in realtà, loro non gli avevano detto “abbiamo diffidato i radicali a non venire”. Chi era in piazza mi ha festeggiato con gioia come un vecchio zio che finalmente potevano vedere. Io ritengo che i ragazzi avranno poi detto agli organizzatori, ma siete matti? Ma a tutti ho detto, vedrete che la notizia sarà che mi avete contestato».

Le hanno dato del «venduto» in piazza. Ho sentito che guadagna duemila euro, niente vitalizi. Come mai?
Io mi sono sempre dimesso da parlamentare per fare entrare i compagni. Allora il risultato qual è: che quello che subentrava al livello previdenziale si rifaceva all’intera legislatura, mentre ero io dimissionario e non scattava la legislatura. Per cui io adesso guadagno 2.350 euro. Non ho vitalizio, ho la pensione».

Pannella tra due giorni ci sarà la sentenza della Consulta sulla Fini-Giovanardi. Se dovessero dichiararla incostituzionale per la parte che riguarda l’equiparazione delle droghe pesanti a quelle leggere cosa accadrà?
«Vedremo che succede, noi abbiamo vinto due referendum sulla depenalizzazione. Cambieremo immediatamente questi ministeriali che hanno fatto lo zelo proibizionista e raccontano un mucchio di palle. E chiederemo immediatamente che non ci siamo più questi rappresentanti addetti da sempre a fare la campagna antidroga come l’hanno fatta cioè a favore della criminalità».

 

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