Revoca della santità

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Paolo Izzo

E’ passato quasi inosservato anche il 414° anniversario del rogo di Giordano Bruno, soprattutto ora che i giornali sono già troppo impegnati nel rendere conto delle simpatiche papate di Jorge Mario Bergoglio. Ma forse proprio a lui, visto che tutti ormai gli si rivolgono come fosse un amico, si potrebbe chiedere che finalmente la Chiesa cattolica faccia ammenda del supplizio che inflisse al filosofo nolano, a tanti altri eretici e a tante “streghe”. Per esempio revocando la santità al cardinale Roberto Bellarmino, che sottoscrisse la condanna di Bruno a essere bruciato vivo e che poco ci mancò facesse fare la stessa fine a Tommaso Campanella e a Galileo Galilei.

Già dire “Siamo stati poco accorti a fare santo un inquisitore” sarebbe un bel segnale, anche se si comprende che questo annuncio creerebbe non pochi problemi al Vaticano, perché altri Dottori dovrebbero seguire la sorte di Bellarmino: da quel santo di Agostino che nel 417 scriveva “la Chiesa raggiunge e perseguita i suoi nemici affinché sia annientata la loro vanità ed essi progrediscano nella verità” a quel santo di papa Paolo IV che nel 1557, in piena Inquisizione romana, ebbe a dire: “Anche se mio padre fosse eretico, raccoglierei la legna per farlo bruciare sul rogo”.

 

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