Carceri/giustizia/amnistia. La Presidente di Radicali Italiani Laura Arconti scrive al Ministro della Giustizia Andrea Orlando: Quando riceverà, come promesso, i Radicali?

Egregio signor Ministro della Giustizia, 

come tutti gli italiani ho capito perfettamente che il governo di cui lei fa parte si ispira al metodo dell’operatività immediata, e pertanto suppongo che lei sia molto occupato: tuttavia spero che troverà qualche minuto per leggere questa mia, che viene scritta proprio sotto lo stimolo dell’urgenza più stringente.

Sono la presidente di “Radicali Italiani”, Movimento costituente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. Benché i mezzi di informazione non abbiano mai reso noto tutto ciò che da anni noi Radicali proponiamo per risolvere il disfacimento del sistema Giustizia e la vergognosa ricaduta sulle carceri, non dubito che lei ne sappia qualcosa. Mi risulta infatti che lunedì 24 febbraio una delle prime cose che lei ha fatto nella veste di Ministro della Giustizia è stato di telefonare alle ore 9:36 a Rita Bernardini, segretaria nazionale del movimento che io sono stata chiamata a presiedere, proponendole un incontro operativo sul tema.

Siamo abituati ad incontrare le autorità istituzionali, e di solito i nostri dirigenti vengono invitati ed accolti senza ritardo quando se ne manifesta l’opportunità; abbiamo quasi sempre, invece, registrato problemi con le figure istituzionali del PD e delle sue precedenti incarnazioni.  Spero che lei interrompa questa prassi di negato ascolto e dialogo, ora che è Ministro del governo di tutti gli italiani, e tenga conto soltanto dei suoi doveri istituzionali, perché la nostra annosa battaglia politica sul tema di Giustizia e carceri si sta concentrando dal 28 febbraio in un Satyagraha collettivo di migliaia di persone che scandiranno i novanta giorni residui da quella data all’ultimatum della Cedu con le loro iniziative di sciopero della fame, di informazione e raccolta di firme su un appello urgente, come testimonianza di verità e richiesta di azione immediata,  rivolta alle Istituzioni italiane.   

Tutti i viventi sono soggetti ad una specie di coazione a ripetere,  tutti noi siamo portati a ripetere gli stessi gesti: infatti io ho scritto più volte alle alte cariche dello Stato e  mi è capitato spesso di ricevere risposta.  Mi ha risposto, per esempio, la dottoressa Annamaria Cancellieri, che ha preceduto lei come Ministro guardasigilli: era venuta a parlare all’assemblea del nostro XII Congresso nel novembre 2013, e poi mi ha risposto con una lunga lettera personale.

Signor Ministro, noi Radicali abbiamo il vizio inusuale della sincerità e della franchezza: mi consenta perciò di dirle in tutta sincerità che la sua nomina al posto della dottoressa Cancellieri mi ha procurato un senso di delusione e di profonda preoccupazione.  Lei fa parte di un Governo il cui presidente ha già fatto sapere più volte, direttamente o per il tramite di suoi Ministri,  di non essere affatto d’accordo con la visione radicale in generale ed a maggior ragione sul tema specifico della giustizia e delle carceri che a noi sta tanto a cuore.  Ecco il motivo e il nocciolo della mia lettera, signor Ministro: dalle ore 9:36 di lunedì 24 febbraio sono passati -mentre le scrivo- cinque giorni. La sua telefonata alla nostra Segretaria nazionale resterà un fatto gestuale, una semplice  “promessa”  di incontro con i Radicali, o si tradurrà in qualcosa di più concreto?  Dipende soltanto da lei, perché noi siamo –da sempre- pronti a parlare con tutti.

Ma ricordi, signor Ministro della Giustizia, che il 28 maggio scadrà l’ultimatum della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia, e mai scadenza è stata più ultimativa: non c’è appello, perché troppe volte siamo stati condannati per i tempi biblici dei nostri processi e per il trattamento disumano e degradante nelle nostre carceri.           La Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani  ci impone di  rimuovere le cause strutturali e sistemiche del sovraffollamento carcerario  che viola l’art. 3 della Convenzione; la Corte Costituzionale, con la  sentenza  n. 210 del 2013, ha stabilito che, in caso di pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che accertano la violazione da parte di uno Stato delle norme della Convenzione, “è fatto obbligo per i poteri dello Stato, ciascuno nel rigoroso rispetto delle proprie attribuzioni, di adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione cessino”. Tutto questo è stato ricordato, e con parole ben più precise ed efficaci delle mie, dal Presidente Napolitano nel suo solenne messaggio alle Camere dell’8 ottobre scorso, che il Parlamento non ha mai discusso in aula, disprezzandolo come fosse un documento uscito dalle mani dei soliti seccatori radicali.

Lo so: lei sta pensando di rispondermi che non tocca a lei ma al Parlamento, ecc ecc.  Lo so bene, e -se non lo sapessi- la canzone mi è già stata cantata e ripetuta da molti, anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini che, in risposta alla mia richiesta di calendarizzare il dibattito in Aula, ha risposto che il messaggio era stato ampiamente discusso in Commissione.  Signor Ministro, non è più tempo di parole e di tergiversazioni, mentre le sto scrivendo mancano 87 giorni alla scadenza del 28 maggio. Non c’è da perdere un giorno, non un’ora, non un minuto. Occorre un provvedimento di clemenza completo: non solo indulto, ma soprattutto amnistia, che cancella il reato e libera le scrivanie dei giudici e gli armadi delle cancellerie da un mucchio di carte inutili destinate comunque alla prescrizione.  E con altrettanta urgenza occorrono provvedimenti coraggiosi di riforma strutturale dell’intero sistema giustizia: certo, questa seconda parte richiederà qualche tempo in più, ed è proprio per questo che soltanto un provvedimento immediato di clemenza può fornire alla CEDU la prova della concreta decisione del nostro governo e del nostro parlamento di uscire da una situazione indegna di un paese che è stato storicamente considerato la culla del Diritto.

La parola a lei, signor Ministro: e se riuscirà ad oppormi un motivo ragionevole e dignitoso per respingere la proposta radicale, sono pronta a ricredermi. Ma deve essere un motivo concreto, ragionevole, dignitoso, di cui non si debba vergognarsi di fronte al mondo intero ed alla coscienza di ciascuno di noi.

Resto in ansiosa attesa di una sua risposta, le auguro buon lavoro, e spero che sia davvero un “buon” lavoro. Per cominciare: a che ora di domani lei incontrerà Marco Pannella, Rita Bernardini e qualche altro Radicale?                         

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Laura Arconti

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