Da Verdini a Ledeen sospetti e smentite

Il Fatto Quotidiano
Fabrizio D’Esposito

Le voci su Renzi e la massoneria toscana di Licio Gelli si rincorrono da mesi. Addirittura, il papà del premier, l’imprenditore Tiziano Renzi, è stato costretto a smentire una sua presunta affiliazione a una loggia massonica. Tutta colpa della frequentazione e delle affinità con il corregionale berlusconiano Denis Verdini, il regista del patto del Nazareno nonché altro politico sospettato di essere un grembiulino di rango. Il tormentone di Renzi e Gelli, ripreso da Pelù, è da settimane rilanciato con insistenza dal blog di Beppe Grillo. Un vero cavallo di battaglia.

L’ultimo anello della presunta catena occulta del premier ha il nome di Michael Ledeen, una delle figure più inquietanti dell’intelligence americana, che ha lavorato con le amministrazioni di Raegan e Bush figlio. Ledeen è stato grande amico di Gelli e le sue impronte digitali compaiono in tutti i misteri della Repubblica italiana, dalla P2 ai servizi deviati, dall’uccisione di Moro alla strage di Bologna. Ad avvicinare Renzi e Ledeen è stato Marco Carrai, che è il custode finanziario delle trattative più riservate del premier. Ovviamente a reggere tutti i sospetti è il rapporto di simpatia e di collaborazione tra Renzi e Berlusconi, già iscritto alla loggia del venerabile Gelli.

La prossima settimana, per Kaos edizioni, uscirà l’ultimo lavoro di Michele De Lucia, ex tesoriere di Radicali italiani, dedicato proprio a Renzi: Il Berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi. I riferimenti alla massoneria compaiono in tre distinti capitoli, di cui uno intitolato malignamente L’apprendista politicante.

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