Giorni cruciali per scegliere come votare fra l’Expo e lo scontro sull’euro

Il sole 24 ore
Stefano Folli

A dodici giorni dal fatidico voto e con i sondaggi ufficialmente costretti al silenzio dalla bizzarra normativa italiana, ecco che emergono i temi conclusivi della campagna, quelli su cui l’opinione pubblica si forma il giudizio e decide se scomodarsi o no per andare a votare. Non era difficile indovinare quali sarebbero state le priorità di questo finale di stagione.

La prima riguarda l’Europa, diciamo così, benché la questione sia declinata con tutta l’approssimazione tipica di uno scontro politico. L’altra priorità tocca invece l’eterno dramma irrisolto della corruzione e si può ben prevedere che le ricadute dello scandalo Expo domineranno la scena fino a domenica 25.

Sull’Europa ha stavolta probabilmente ragione Wolfgang Munchau, noto analista del "Financial Times", quando scrive che i difensori dell’euro e dell’Unione integrata non stanno facendo abbastanza per vincere la loro partita a fronte della spregiudicata frenesia con cui i nemici della moneta unica si agitano e spesso vincono la battaglia mediatica in tv. Gli argomenti dei pro-euro sono "pigri", tanto che rimane senza risposta la vera domanda su cui si potrebbe vincere o perdere l’elezione: l’Italia può prosperare all’interno dell’unione monetaria con la Germania? I difensori dell’euro non hanno saputo spiegare in modo convincente come questo potrebbe avvenire. Per cui, secondo Munchau, nel corso dei dibattiti nessuno ha convinto. Compresi, s’intende, gli anti-euro che non sanno dire se e come l’Italia potrebbe uscire dalla moneta comune senza innescare disastri.

Purtroppo sotto l’aspetto mediatico ed elettorale conta di più il fallimento dei pro euro, il loro non riuscire a spiegare come sia possibile conciliare, qui e ora, l’unione monetaria con la ripresa dello sviluppo. C’è addirittura chi pensa che la discussione sia stata ormai vinta dai nemici dell’euro e dell’Europa integrata: grazie anche alle televisioni che hanno dato grande spazio ai fautori delle monete nazionali, messi sovente sullo stesso piano (uno contro uno) dei sostenitori dell’euro.

Forse è per questo che, se si sommano i dati dei sondaggi (prima del "blackout") e si considerano le cifre dell’astensione, si vede come il voto euro-scettico potrebbe raggiungere il 50 per cento e forse andare oltre. È un dato allarmante che si deve appunto alla debolezza dei pro-euro, alla loro eccessiva timidezza nel colpire gli avversari anche sotto la cintura, forse per il timore di passare per amici della signora Merkel.

Quanto al secondo punto, la corruzione, va detto che Renzi ha colto il pericolo. La storia dell’Expo è vento nelle vele di Grillo, il quale non si farà sfuggire l’occasione per sparare in ogni direzione. L’incolpevole presidente del Consiglio è corso ai ripari con la nomina di un magistrato competente quale garante degli appalti e della conclusione dei lavori, mentre il Pd cerca solo ora di allontanare Greganti. Ma il tema è davvero molto scivoloso e forse non basta gridare «fermiamo i delinquenti» e «Milano ce la farà» per sfuggire alle sabbie mobili. Certo è che al momento tutti, tranne Grillo, sono cauti. Tutti, senza distinzioni di maggioranza e opposizione. Perfino troppo cauti per le abitudini sguaiate della nostra politica. Del resto, anche Forza Italia ha i suoi problemi con la vicenda Scajola. Ma se la "questione morale" torna a esplodere come un vulcano dormiente, unita al tema della moneta europea, gli equilibri elettorali rischiano di essere sconvolti.

 

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