Vaccinarsi contro i pregiudizi

Vaccinarsi contro i pregiudizi

Il Sole 24 Ore Domenica
18 Mag 2014
Gilberto Corbellini

Una persona con una convinzione è una persona difficile da cambiare. Ditele che siete in disaccordo con lei, ese ne andrà. Mostrategli fatti e numeri, e metterà in discussione le vostre fonti. Fate ricorso alla logica, e non sarà in grado di capire il vostro punto di vista».

Con queste parole, nel 1956, il fondatore della psicologia sodale cognitiva, Leon Festinger, descriveva la scoperta che lo avrebbe portato a introdurre negli anni successivi il concetto di «dissonanza cognitiva», per cui lo stesso individuo può coltivare credenze e comportamenti tra loro incoerenti, che inducono automaticamente a ricercare una qualche consonanza attivando diverse strategie di elaborazione cognitiva o comportamentale compensatoria. Nel caso in specie, gli adepti di una setta americana, i quali attendevano la fine del mondo prevista dalla loro credenza l’1 dicembre 1954, quando l’evento non si realizzò non smisero di credere alle sciocchezze che predicavano. Bensì, accentuarono il loro fanatismo e le azioni di proselitismo, “razionalizzando” con argomenti ad hoc il fallimento del presagio. Sessanta anni dopo, la letteratura scientifica sull’esistenza, anche nella cosiddetta mente umana, di una sorta di sistema immunitario che protegge dacredenze e opinioni diverse e potenzialmente destabilizzanti per un’identità psicologico-sociale individuale faticosamente costruita, è sterminata.

Un’immunità che riguarda ogni ambito delle decisioni umane che possono associarsi a qualche percezione o falsa percezione di minacce, incluse quindi le resistenze che gli stessi scienziati possono maturare psicologicamente contro spiegazioni dei fatti diverse daquelle preferite. Quella che potrebbe essere una legge dell’immunità ideologica, dice che le persone con forti credenze sbagliate e fondate su false percezioni di alcuni fatti, reagiscono ai tentativi altrui di correggere tali false percezioni, accentuandole. In alcuni ambiti della psicologia politica il fenomeno è descritto con la metafora del «ritomo di fiamma». Quello che sta accadendo di interessante nello studio di questi bias cognitivi, che sono poi delle varianti degli idola di Bacone solo finalmente meglio dettagliate a livello sperimentale, è che si comincia ad assistere ad aperture importanti nel campo dell a comunicazione medico-sanitaria verso queste conoscenze. «Pediatrics», che è la più autorevole rivista mondiale di pediatria, ha pubblicato nel marzo scorso uno studio, ideato principalmente da Brendan Nyhan che insegna scienze politiche alla Michigan University, in cui si dimostra che la comunicazione pubblica sui vaccini è in larga parte sbagliata, perché non tiene conto dei bias cognitivi ed emotivi attraversocui le persone filtrano i fatti.

Le false percezioni di fatti scientificamente acclarati, raramente possono essere corrette in modo efficace somministrando la “verità”. Per questo è importante che studiosi dei bias cognitivi che sono all’opera nelle mistificazioni politiche dei fatti, collaborino con i medici per entrare nel merito di come funziona la mente umana e quali sono le strategie più efficaci per combattere false credenze che possono danneggiare persone e comunità. Come è stato per il caso Stamina, o l’idea che i vaccini siano pericolosi. Perché i fenomeni sono più o meno della stessa natura. Lo studio ha arruolato 1.759 genitori statunitensi coinvolgendoli in un esperimento in cui essi erano casualmente suddivisi in quattro gruppi, ognuno oggetto di specifiche e differenziate forme di comunicazione volte a far capire l’utilità della vaccinazione MMR(quella ritenuta dai fanatici responsabile dell’autismo), o a un gruppo di controllo. ll risultato è stato che nessuno degli interventi di comunicazione rivolti ai genitori che non intendevano vaccinare i figlio li ha smossi da quell’atteggiamento. Tra l’altro, quando i genitori che avevano l’atteggiamento meno favorevole verso il vaccino capivano la falsità delle tesi che assodano la vaccinazione MMR all’autismo, essi correggevano le loro false percezioni ma riducevano anche ulteriormente l’intenzione di vaccinare i figli. Inoltre, l’uso di immaginioraccontiche mettevano in evidenza i rischi di non vaccinare, inducevano nei genitori un aumento della credenza in un legame tra vaccino e autismo, o un’aumentata percezione dei rischi di effetti collaterali dowti alla vaccinazione. Anche se l’esperimento può essere criticato, perché i partecipanti in qualche modo sapevano di esser parte di una situazione costruita, in realtà risultati analoghi sono stati ottenuti per altre vie. E confermano, tra l’altro, una scoperta costante sulle figure e i contesti che portano le persone a fidarsi delle informazioni sanitarie dissonanti rispetto a quello in cui credono. Sono i medici che hanno in cura i malati, in questo caso i bambini, quelli di cui i genitori hanno più fiducia. ll che in Italia non è incoraggiante, perché ricordo esperienze raccapriccianti quando circa tre lustri fa interagivo con questa categoria medica, per far star bene mio figlio. In realtà, ho avuto la fortuna di essere amico di Roberto Burgio, scomparso recentemente, e che tanto ha fatto per far maturare anche in Italia una visione razionale e moderna della medicina per i cuccioli umani, in cui i vaccini svolgono un ruolo fondamentale. Studi come questi dimostrano che le idee di democrazia deliberativa o partecipativa sono illusioni se non si interviene direttamente ai livelli decisionali istituzionali per assicurarsi che le scelte siano effettuate sulla base di fatti accertati e non falsamente interpretati.

La discussione in corso per garantire che le istituzioni parlamentari riformate includano figure con le necessarie e adeguate competenze è decisamente una versione aggiornata, alla luce delle conoscenze psicologiche sui bias cognitivi ed emotivi, del concetto di check and balances. I controlli e contrappesi oggi possono essere garantiti solo se le istituzioni reclutano al loro interno figure davvero indipendenti e di eccellenza internazionale, la cui reputazione sia tale da assicurare che non cadranno vittime di trappole populiste. A queste spetterà di esercitare una rigorosa sorveglianza sulla validità scientifica dei dati e sui metodi usati per interpretarli e per decidere e controllare gli effetti delle scelte politiche.

http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/vaccinarsi-contro-i-pregiudizi

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