Onda euroscettica, ma Bruxelles resiste

La stampa
Marco Zatterin

Il fronte estremista si afferma con forza in Francia, mentre l’onda euroscettica bagna le polveri ai partiti tradizionali nel Regno Unito, Ungheria, Austria e Danimarca. Le prime stime provvisorie fornite dall’Europarlamento dicono che l’insieme delle voci anti Ue avrà 115 dei 751 seggi dell’assemblea a dodici stelle, un risultato che (se confermato) è in linea con le stime, segna una svolta delicata per Strasburgo, ma non modifica gli equilibri, nemmeno col buon risultato di Tsipras. Le urne dicono che la famiglia popolare resta la numero uno (211 seggi) e tiene a distanza (193) i socialisti. Con oltre 400 scranni e l’appoggio liberaldemocratico (74), il gruppo non dovrebbe avere eccessive difficoltà a controllare l’assemblea e nominare i nuovi vertici dell’Unione. Come in passato. Non c’è una lettura univoca e chiara per il voto che apre l’ottava legislatura europea. Cresce certo la protesta, anche quella peggiore, ma tengono le formazioni tradizionali in molti paesi, a partire dalla Germania in cui la coalizione di Angela Merkel raccoglie un chiaro segnale di consenso. L’affluenza complessiva stimata al 43,1% indica che non c’è stata l’emorragia di voti temuti, ma anche che la compagna elettorale non è riuscita ad attirare nuovi adepti per il processo di integrazione. Si è amplificato il rifiuto per l’euro, però la spinta più decisiva si è avuta contro i governi che non hanno risolto la crisi, come in Francia o in Italia, dove il malcontento ha ancora una volta la barba di Grillo. «È un voto che chiede cambiamento – ha spiegato il leader Ppe, Joseph Daul ma non necessariamente la testa dell’euro».

La schiera del no
François Hollande paga il conto più grande. In alcune regioni del Nord della Francia Marine Le Pen supera il 50 per cento. Chi l’ha scelta è arrabbiato, per la crisi, l’economia che non gira, eppure il Front National ha perso gli alleati belgi e slovacchi,. mentre gli olandesi dell’antislamico Wilders sono andati male. Ora la signora le Pen invita Grillo a unirsi a lei. A Strasburgo potrebbe mettere su un gruppo abbastanza numeroso. Vorrebbe i britannici dell’Ukip, arrivato sulla vetta della politica britannica. Ma Nigel Farage probabilmente non accetterà le sue lusinghe e potrebbe rivolgere le attenzioni ai Cinque Stelle. Se il matrimonio andasse in porto potrebbe condurre al quarto gruppo dell’assemblea.

Estremismi in avanzata
Si salvano solo quattro paesi. I più stabili, guarda caso. Certo in Germania spuntano in modo che fa riflettere l’antieuro (ma non antiUe) dell’Alternativa e anche un neonazista che a un primo conteggio potrebbe avercela fatta. In realtà la colazione della Merkel è confermata, la Cdu resta il numero uno (anche se in discesa) mentre la Spd sale, probabilmente grazie al candidato tedesco per la Commissione, Martin Schulz. Scettici e durissimi non sfondano in Spagna, Portogallo e Irlanda.

Il vento della sinistra
Alexis Tsipras diventa il numero in Spagna e crea una nuova linea di politica anti austerità, ma non euroscettica. «Riformare l’Europa, non distruggerla», è la sua linea. La tenuta dei socialisti tedeschi e la vittoria in Portogallo giocano una buona carta per la flessibilità delle politiche. Un dialogo sulla sponda sinistra del parlamento potrebbe portare delle sorprese. La Gue (Sinistra unita) e il Pse insieme avrebbero 250 seggi, cioè un terzo delle poltrone.

Chi cala
Guy Verhofstadt ha fatto una campagna da leone ma non è bastato. L’Alde chiuderebbe a quota 74 seggi. In flessione i verdi della battagliera tedesca Ska Keller. Hanno appena 58 seggi.

La lotta per la Commissione
Le regole non sono chiare, ma i partiti hanno annunciato in campagna che il successore di Barroso alla Commissione Ue sarebbe stato uno dei cinque candidati presentati dalle famiglie politiche. «Il Ppe ha vinto e sarà Jean Claude Juncker a cercare una maggioranza per la presidenza». Domani vertice europeo per valutare il caso. «Ho sentito che Juncker vuole essere presidente – ha contrattaccato il socialista Swoboda – Ma se lo vuole deve rinunciare a un po’ di rigore». Martin Schulz, candidato del Pse, si dice ottimista. Ma, con questi numeri, le sue azioni sono in ribasso.

La sfida di Draghi
Il clima in cui si svolgono le «elezioni europee sottolinea perché essere qui è davvero importante», ha detto Mario Draghi, aprendo il primo forum delle banche centrali a Lisbona. «Gli elettori in tutta Europa si sono chiaramente allontanati, vogliono risposte», ha affermato il presidente della Bce: «Stiamo uscendo dalla crisi. Ma solo la sostenibilità della crescita ci farà andare avanti nell’integrazione, che è garanzia per la pace».

 

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