Un credito personale

Corriere della Sera
Massimo Franco

Sono state vissute come le elezioni di Beppe Grillo. Ma in realtà il Movimento 5 Stelle è stato superato, forse persino surclassato, dal Pd di Matteo Renzi: a conferma che il grillismo è una gigantografia della crisi del sistema, non la sua soluzione. La realtà, secondo le prime proiezioni, è che l’Italia preferisce la promessa di stabilità e di cambiamento di Renzi. E le dà fiducia. E una porzione di opinione pubblica ormai intorno al 40 per cento è in attesa di un’offerta politica nuova.

I tre partiti principali riflettono una semplificazione apparente degli schieramenti. In realtà, nascondono un disorientamento che prelude a un’ulteriore evoluzione dei rapporti di forza. Grillo pensava di vincere trasformando le elezioni in un referendum su se stesso. Ha imposto la sua agenda, ma alla fine ha estremizzato soprattutto le ostilità. Ed ha perso perché ha finito per rafforzare un Pd per il quale le Europee erano un’autentica incognita. E Silvio Berlusconi, per quanto incandidabile e condannato, si sarebbe tenuto circa il 15 per cento dell’elettorato. Insomma, se il compito del presidente del Consiglio era di respingere l’onda antisistema di Grillo, in buona parte ci è riuscito. Anche se quella marea esiste, e le percentuali oscillanti sullo scarto di voti tra i «due vincitori» l’hanno fatta apparire minacciosa per giorni.

Il terrore di una spallata grillina, di quella che qualcuno ha definito la «strategia del vetriolo», dice molto. Sottolinea non la potenza della sua narrativa distruttiva ma la debolezza delle certezze avversarie. Il disastro dei partiti al governo in Europa, Germania esclusa, esalta però quella che nella ndtte si profila come un’affermazione quasi trionfale del Pd. Renzi affidava al voto europeo la legittimazione popolare che ancora gli manca per stare a Palazzo Chigi. Ebbene, seppure indirettamente, l’avrebbe ricevuta. Col tempo si capirà se il Pd sia stato premiato dalla paura del grillismo di ceti moderati pronti a «turarsi il naso» e votare a sinistra.

Comunque sia, se le proiezioni saranno confermate, il risultato garantisce la sopravvivenza al governo: un epilogo non scontato, perché il premier sa che il suo partito è disposto ad assecondarlo solo se si mostra vincente. E Angelino Alfano è pronto a sostenere Renzi se gli garantisce uno spazio vitale che emancipi il Nuovo centrodestra dal berlusconismo: un’indicazione ancora incerta a notte fonda. Ma l’asse istituzionale tra Pd e FT dovrebbe reggere: se non altro perché il centrodestra teme le elezioni anticipate. D’altronde, l’anomalia italiana consegna all’Europa uno strano bipolarismo Renzi-Grillo. Ma rispetto alle altre nazioni, pare premiare chi è teso a scongiurare l’instabilità. Sciupare questa occasione significherebbe non voler capire il messaggio dell’elettorato.

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