Rosselli e l’ eresia del socialismo liberale: Solo una foto sbiadita ?

di Rosario Scognamiglio

Carlo RosselliSocialismo Liberale ad una lettura prima facie potrebbe apparire un ossimoro, per qualche nostalgico della guerra fredda (mi riferisco soprattutto a quelli a est della cortina di ferro) un idea quasi da sbeffeggiare, per “l’irrazionale” presunzione di voler accostare due scuole di pensiero, viste dolosamente, in contrapposizione, quasi come due nemici che passano il loro tempo a volersi annientare con ogni mezzo.

Socialismo Liberale purché un ossimoro, diventa una chiara e semplice congiunzioni di termini, che riescono a convivere proprio perché non c’è sintesi tra di loro, ma si identificano come elementi distinti che convivono nella misura in cui il liberismo diviene metodo di azione sociale e politica, quel metodo posto a garanzia delle libertà individuali, e il socialismo come fine per garantire quella giustizia sociale, che senza il rispetto del diritto naturale diverrebbe formale e collettivista, annientando il soggetto quale elemento principale dello stato.

Rosselli nella III tesi del S.L., sottolinea a più tratti di penna che tra socialismo e Marxismo non vi è parentela e nella V che qualora tale parentela ci fosse sarebbe come volere la botte piena e la moglie ubriaca (uomini non numeri, produttori e non prodotti), insomma socialismo senza democrazia non può esistere, perciò il socialismo liberandosi dalle catene dottrinali del Marxismo può avviarsi verso l’ultima fase dell’emancipazione dell’uomo, quella fase successiva alle rivoluzioni Borghesi del XVIII secolo.

Il socialismo è l’erede naturale del liberismo, il primo liberismo ha da attuarsi all’interno, per garantire la rinascita del socialismo.

Dopo la liberazione, quasi come a rendere onore alla morte di Carlo Rosselli, l’esperienza socialista liberale, ebbe respiro e linfa nel Partito D’Azione, peccato che l’ossigeno fu breve, alla portata evoluzionistica di un “pensiero riformatore del pensiero”, cioè una teoria che rompeva gli schemi con le strutture standard della politica (oltre la destra liberale, oltre la sinistra socialista, né sovietici né filo-statunitensi) gli Italiani e la classe politica preferirono trincerarsi su posizioni contrapposte e iniziarono a vendere le riforme sociali come se si vendesse detersivo!

Ecco che la fotografia inizia a divenire sbiadita, il P.d’A. si dissolse in quel P.S.I. che perso l’orgoglio socialista, prima divenne servo fedele del P.C.I, poi per insaziabile fame di poltrone, pargolo obbediente della D.C. Il vero problema è che dopo la caduta del regime, in Italia non si aprì per nulla un periodo di pax sociale e di consapevolezza della vita democratica, alcuni italiani al fascismo nero vollero sostituire un fascismo di segno e colore opposto, altri (la maggioranza) per paura o per buon esempio trovarono riparo nell’unico partito con residenza a Città del Vaticano.

Il risultato fu che a un regime mono-partitico, si sostituì una partitocrazia di regime, subdola e mascherata, distante anni luce dai principi dello stato di diritto, il resto è storia attuale, dalla caduta delle Ideologie ai venditori di storie fantasiose sulla rivoluzione liberale, che hanno contribuito all’allontanamento del cittadino dal ricercare movimenti sinceramente e intimamente d’opinione.

Oggi più che mai il socialismo-liberale, ha da attuarsi come unico strumento, che riporti impeto di idee nella politica e possa rioffrire grazie a libertà individuali e giustizia sociale al cittadino la centralità nello stato, libero di esprimersi e vivere come zoon politicon tutelato da garanzie sostanzialmente egalitarie.

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