Un silenzio che inquieta, e l’emergenza continua

Europa
Marco Perduca

 Il 26 giugno si celebra la giornata internazionale della lotta alla droga; non risulta che il parlamento abbia in agenda un dibattito in materia, né risultano trasmissioni televisive di approfondimento del tema. E i silenzi non finiscono qui. Dopo le timide modifiche alla legge ex-Fini-Giovanardi, il governo non ha ancora nominato un sottosegretario competente per gli stupefacenti né ha sostituto il dottor Serpelloni a capo del Dipartimento sulle politiche sulle droghe. Non si conoscono le intenzioni di Matteo Renzi circa la convocazione della sesta Conferenza nazionale sulle droghe né se farà della riduzione dei danni del proibizionismo sulle droghe una priorità della presidenza italiana dell’Unione europea. Eppure il problema permane sia in Italia che nel resto del mondo.

Negli ultimi anni l’Africa è diventata la principale zona di passaggio per la cocaina diretta verso l’Europa. Questa nuova vittima della guerra alla droga è stata annunciata nei giorni scorsi della West African Commission on Drugs. Secondo un rapporto presentato a Dakar la settimana scorsa, la cocaina prodotta nelle regioni andine prende la via dell’Atlantico dal Venezuela a raggiunge il Mediterraneo passando principalmente attraverso la Guinea Bissau, il Mali e la Libia. Anche sulla base dei dati raccolti dell’Ufficio sulle droghe delle Nazioni Unite, la Commissione indipendente stima che il giro d’affari generato dalla droga nell’Africa occidentale sia di oltre 1,2 miliardi di dollari.

Le narcomafie approfittano dell’instabilità dei paesi di transito e, in alleanza coi gruppi di insorgenti e le reti terroristiche, distraggono la sicurezza e l’opinione pubblica europea con gli sbarchi dei migranti e fanno arrivare nei porti dell’Italia meridionale tonnellate e tonnellate di cocaina. Droga, esseri umani, rifiuti tossici e armi entrano ed escono dall’Italia con flussi crescenti. Le cifre del Viminale per il 2013 parlano di oltre 20mila operazione antinarcotici con sequestri per oltre 72 tonnellate, il 43% in più rispetto all’anno scorso. I segnalati all’autorità giudiziaria son oltre 33mila. Insomma, proibire e punire continuano a fallire.

A marzo di quest’anno la Commissione Onu sulle droghe ha deciso che nel 2016 verrà convocata una sessione speciale dell’Assemblea generale interamente dedicata alle "droghe". Per non sprecare un’altra occasione di riforma, occorre aprire un dibattito su "guerra alla droga" e violazioni dei diritti umani, pena di morte, limitazioni alla libertà di ricerca scientifica e uso terapeutico delle sostanze proibite, includendo i costi dell’amministrazione della giustizia e quelli delle attività anti-mafie per non parlare della corruzione e della salute pubblica. In mancanza di chiare intenzioni riformatrici almeno #parliamodidroghe.

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