I referendari divisi “Quorum più faitibile” “No, democrazia violata”

La Stampa
A. La Mattina

Marco Pannella dice no, «è una cretinata». Mario Segni la pensa diversamente: «Mi sembra la cosa giusta». I due sono stati i campioni referendari in fasi e su temi diversi, ma oggi a dividerli è l’emendamento che porta la firma dei due relatori alla riforma costituzionale, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli. Se passerà il loro emendamento, per promuovere un referendum abrogativo ci vorranno un milioni di firme e non più 500 mila. In compenso il quorum scende: per la validità del referendum deve votare la metà più uno dei votanti alle ultime elezioni per la Camera e non la metà più uno degli elettori. Intanto bisognerà vedere se l’ emendamento supererà la pro- va del fuoco del voto in commissione e nell’aula di Palazzo Madama. Finora ha trovato l’opposizione soltanto dei 5 Stelle che alzano il tiro: «È un attentato alla democrazia».

Il senatore Giovanni Endrizzi accusa Pd, Ncd, Lega e Fi di voler mettere sempre più nell’angolo i cittadini. «Dopo le firme quintuplicate per presentare una legge d’iniziativa popolare, ora arriva il raddoppio delle sottoscrizioni per i referendum abrogativi. Una proposta inaccettabile, che non è barattabile con un leggero abbassamento del quorum. Il leghista Calderoli – osserva Endrizzi – tra l’altro butta idealmente nel cestino le centinaia di migliaia di sottoscrizioni che lui stesso ha depositato in Cassazione la scorsa settimana». La pensa in maniera diversa Mario Segni che, con i suoi referendum degli anni Novanta sulla legge elettorale, assestò mortali picconate al sistema dei partiti. «Sono assolutamente d’accordo con questa proposta che a mio avviso riapre la possibilità di usare lo strumento del referendum. Oggi raggiungere il quorum è diventata una missione impossibile, un’impresa sovrumana. Basta ricordare i dati degli ultimi 20 anni. Chi si è schierato per il no, ha fatto furbescamente campagna per l’astensione e, quasi sempre, è riuscito a impedire il raggiungimento del quorum».

Quanto al milione di firme necessarie per promuove un referendum, Segni non si scompone: sostiene che è giusto alzare l’asticella perché in questo modo sono sorretti da un ampio consenso popolare. Pannella è sulfureo. Dice di non essere meravigliato delle valutazioni di Segni. «Mario ha fatto i referendum solo quando aveva il sostegno del Pci e suoi derivati, e dei sindacati… Andava sempre sul sicuro. Non a caso – ricorda l’antesignano del movimento referenda/io – lui raramente è stato favorevole ai miei referendum». Secondo Pannella siamo alla «semplificazione della democrazia», ma lo dice in senso negativo. E osserva che per raccogliere un milione dì firme ci vuole una robusta organizzazione alle spalle: «E queste ce l’hanno solo le organizzazione del potere». Si ferma e ci chiede: «Chi ha presentato questo sciagurato emendamento?». La Finocchiaro. «Non mi meraviglia. Me la ricordo quando eravamo consiglieri comunali a Catania: è rimasta del Pci, continua ad avere riflessi antidemocratici».

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