Anche un disabile ha diritto a godere!

Anche un disabile ha diritto a godere!

il Garantista
9 Lug 2014
Simone Sapienza

Troppo spesso i nostri istinti sessuali vengono repressi, perché crediamo di non saperli affrontare o, peggio ancora, in quale modo gestirli. Si spera così che sia meno doloroso fingere di non possederli. Tra ragione, sentimenti e difficoltà pratiche, non si riesce a trovare un equilibrio, convinti che non potremmo mai avere una vita affettiva e sessuale, crediamo di non avere nulla da offrire, da ricevere, da condividere”. Testimonianza di M.T., disabile fisica. Tratto da “Handicap e sessualità: il silenzio, la voce, la carezza”.

Secondo un sondaggio, riportato dal sito disabili.com, il 77% dei portatori di handicap si dichiara favorevole all’assistenza sessuale. Gli assistenti sessuali sono delle figure professionali che, dopo aver seguito uno specifico corso di formazione, aiutano persone affette da disabilità fisica o psichica a vivere delle esperienze affettive ed erotiche. Al prezzo di circa 100-150 euro l’ora, gli assistenti sessuali vivono con i disabili delle esperienze fisiche che spaziano dalle carezze ai massaggi, dalla conoscenza del proprio corpo, all’insegnamento dell’autoerotismo. Raramente si raggiunge il rapporto completo.

In Europa questa figura professionale esiste in Svizzera, Germania, Olanda e Danimarca. In Francia, dove questa attività è considerata simile alla prostituzione, c’è un dibattito in corso. In Italia nulla. Almeno fino allo scorso anno, quando Maximiliano Ulivieri, un blogger affetto da distrofia muscolare, ha lanciato una petizione, intitolata “Assistenza sessuale. E’ una scelta”, che punta a porre la delicata questione sotto i riflettori non solo della politica, ma anche della società italiana.

La vita affettiva è una sfera fondamentale per il benessere psicofisico dell’individuo e la maggior parte dei portatori di handicap sembra condannata a non poterla mai scoprire perché la loro sessualità è spesso “infantilizzata” o, peggio ancora, ridicolizzata.

Se per gli uomini eterosessuali queste difficoltà sono enormi, il problema è vissuto in maniera particolarmente drammatica dalle donne e dagli omossessuali portatori di handicap. Inoltre, la famiglia e gli operatori considerano la sessualità dei disabili come un tabù, oppure come una mera pulsione da soddisfare, ricorrendo alla masturbazione o alle prostitute. Se ne parla poco, ma le testimonianze sono tante, quelle di madri costrette a masturbare i propri figli per soddisfare un bisogno che se inespresso si trasforma in rabbia e aggressività.

SESSO, DISABILI E STEREOTIPI

Le posizioni sul tema sono diverse. C’è chi equipara l’assistente sessuale alla prostituta, e chi invece sostiene che si tratti di due figure nettamente differenti. FaiNotizia.it ha lanciato su questo tema un’inchiesta aperta che ha prodotto più di venti interviste in tutta Italia e nei paesi europei dove questa pratica è già una realtà. Questa sera alle 23.30 Radio Radicale ne trasmetterà un’ampia sintesi.

Ci sono storie di disabili come Giulia, che spiega come una sana educazione sessuale l’abbia aiutata a diventare una donna serena e con una sfera affettivo-sessuale del tutto soddisfacente. La sua storia d’amore è nata otto anni fa. Inizialmente gli assistenti li hanno aiutati a vivere la loro intimità, ma con il tempo lei e il suo fidanzato sono diventati autonomi. Poi c’è Roberto, che considera la possibilità per un disabile di incontrare una prostituta, ma pone problemi pratici: “Chi mi accompagna?”. La storia di Alejandro, disabile cognitivo, che ha vissuto con grande disagio e senso di colpa la propria sessualità, soprattutto a causa della sua forte spiritualità.

Gerardo, padre di Pablo, disabile cognitivo e motorio, si ritiene “impreparato” ad affrontare la questione della sessualità del figlio: “Non so da dove cominciare, un’assistente sessuale sarebbe utile, io per primo la ascolterei, vorrei saperne di più”, spiega.

Consuelo Battistelli, membro della onlus Blindsight Project, è diventata cieca all’età di 18 anni, nel pieno della sua adolescenza. E’ favorevole all’introduzione dell’assistenza sessuale perché può rappresentare un aiuto sia per il disabile che per la sua famiglia, ma ritiene che questo servizio sia riferito agli uomini, mentre per una donna non è mai contemplato. E aggiunge: “Attenzione al pericolo della dipendenza affettiva dell’assistito nei confronti dell’assistente”.

Poi ci sono le aspiranti assistenti sessuali come Debora De Angelis, testimonial del progetto “Love Giver”, che vuole promuovere una proposta legislativa di iniziativa popolare per il riconoscimento della figura professionale dell’assistente sessuale.

Nell’inchiesta anche esperti del settore come il dottor Roberto Altieri, neuropsichiatra, che racconta come in alcuni casi vengano sedati i pazienti che manifestano la propria esuberanza sessuale, perché considerata “inquietante”. Del resto la quasi totalità degli operatori non riceve alcuna formazione in merito.

Fabrizio Quattrini, sessuologo, è favorevole all’introduzione della figura dell’assistente sessuale, ma ritiene necessario accertarsi che chi sceglie questo mestiere non sia un devotee, vale a dire una persona attratta sessualmente dai disabili esclusivamente per il loro handicap.

Da segnalare anche l’intervista a Priscilla Berardi, psicoterapeuta, che lavora da diversi anni su progetti e ricerche riguardanti la disabilità e l’omosessualità. Secondo la dottoressa Berardi esiste una difficoltà nell’accettare una doppia identità: quella di disabile e quella di gay.  Quando però la persona riesce a elaborare dentro di sé una delle due identità e a farla diventare una parte integrante della propria personalità non più come un deficit ma come una risorsa, automaticamente riesce ad elaborare anche l’altra. Berardi sostiene che istituendo la figura dell’assistente sessuale si lascerebbe a ciascun individuo semplicemente la libertà di scegliere.

“DAL CORPO DEI MALATI AL CUORE DELLA POLITICA”

Per dare questa possibilità serve introdurre una legge. Dunque è necessario l’intervento della politica. Lontano dall’Italia e dalla Città del Vaticano, il dibattito sulla sessualità dei disabili si è aperto alla fine degli anni Ottanta e nel 1993 l’Assemblea generale dell’Onu ha pubblicato un documento nel quale è stato riconosciuto a tutti i portatori di handicap il diritto di fare esperienza della propria sessualità, di viverla all’interno di una relazione, di avere dei figli, di essere genitori e, non ultimo, riconosce il diritto di ricevere un’educazione sessuale. Molti paesi europei si sono attivati e, anche per migliorare la qualità della vita dei portatori di handicap, hanno introdotto la figura dell’assistente sessuale. In Italia si è appena aperta la discussione. Che fare, dunque? Perché non dare ai disabili la possibilità di scegliere?

Se la figura professionale comincia a fare breccia anche grazie a film come The Sessions”, ispirato alla storia vera del poeta e giornalista californiano Mark O’ Brien, o a romanzi come “L’accarezzatrice” di Giorgia Wurth, l’iniziativa di Maximiliano Ulivieri ha ottenuto il sostegno dell’associazione “Luca Coscioni” e ad aprile scorso è approdato al Senato il primo disegno di legge. A presentarlo i parlamentari Sergio Lo Giudice e Luigi Manconi del Pd ma anche Pietro Ichino di Scelta Civica, Maria Cecilia Guerra, Monica Cirinnà, Marino Mastrangeli, ex M5s.

“Il disegno di legge è di grande importanza perché coglie un vuoto normativo del nostro Paese e cerca di affermare diritti fondamentali riconosciuti dalle convenzioni Onu sulle persone disabili e tutelati anche dalla nostra carta costituzionale”, afferma Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, l’associazione Radicale che si batte per la libertà di ricerca e i diritti dei malati. “Il disegno di legge – spiega – prevede un unico articolo in cui a ogni soggetto istituzionale è dato un compito ben preciso. Le Regioni avranno l’elenco degli assistenti sessuali per i quali è previsto un preciso iter formativo”.

twitter @simonesapienza

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