Noi che cerchiamo i salvatori

Il Fatto Quotidiano
Marina Valcarenghi

Da noi arrivano uno dopo l’altro, qualche volta insieme, i salvatori della patria. Negli altri paesi governano, rubano, amministrano e litigano come fanno di solito quelli che prendono il potere, ma non si convincono di salvare la gente, così almeno la gente si salva. Da noi no, piovono i redentori, quelli che "arrivo io e…miraaacoloo!" e chi lo diceva facendoci fare le guerre, chi inciuciando con la mafia, chi rapinando il bottino, chi adesso ridendo e scherzando, dandoci una mancia e scippandoci il Senato, chi urlando come Tarzan e inneggiando al fiorino con la bava alla bocca. Ma che cos’è, la maledizione di Montezuma? No, credo che sia colpa nostra, di noi come popolo.

Loro la smetteranno di fare finta di salvarci quando noi la smetteremo di volerci fare salvare. Perché indignarsi se li cerchiamo fra i peggiori venditori di pentole? Poi, quando stiamo andando a picco, mandiamo via il vecchio imbonitore e ne accettiamo uno nuovo (quest’ultimo non l’abbiamo nemmeno scelto noi). Forse è ora di capire che i salvatori non esistono. Noi Italiani dovremmo fare una rivoluzione nel nostro cranio per trasformarci da sudditi in cittadini, per capire che questo paese è nostro e nostra la responsabilità nei suoi confronti e che lo possiamo amare e difendere come amiamo e difendiamo la nostra casa.

È vero: 100 anni fra fascismo, Dc e Berlusconi non aiutano, ma io non vedo altra via che insegnare alla giovani generazioni a prendersi la responsabilità della politica, a conoscerla, a saperla maneggiare, a distinguere chi sa e vuole lavorare da chi fa il gioco delle tre carte. E a ricordare che la società è divisa in classi, anche oggi. E intanto? Bonino, Spinelli, Flores, Rodotà, Viale, Ovadia, per esempio… e se noi volessimo votare loro e non questi pericolosissimi puffi? Ma ci siamo proprio dimenticati delle piazze? Nella nostra storia ogni volta che ci siamo andati qualche cosa è cambiato.

 

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