Marijuana da davanzale, a Genova è boom

Il Secolo XIX
Riccardo Porcù

Ormai anche le sale delle caserme e dei commissariati delle forze dell’ordine stanno diventando delle serre. I sequestri di piantine di marijuana si sono moltiplicati in questo agosto piovoso. Sono sulle terrazze delle case, sui poggioli, nei garage o in apposite stanze, trasformate con lampade, ventilatori ed essiccatori. Un boom di foglie e gemme in piena fioritura ben curate, rigogliose, illegali. Un fenomeno diffuso su tutto il territorio cittadino incentivato dal clima che spinge molti “coltivatori” della domenica a provare, grazie alla facilità di accesso ai semi e ai materiali, reperibili senza troppe difficoltà su internet. Un piccolo investimento iniziale, duecento euro il costo di una lampada da tenere sempre accesa, destinato a produrre frutti remunerativi.

C’è il ragazzo che inizia nemmeno troppo di nascosto dalla madre e dalla nonna, raccontando di farlo per un improvviso “pollice verde”, veri appassionati legati a manuali e ricerca dei fertilizzanti migliori, e anche chi decide di dare il via a un vero e proprio business, come l’ultimo caso di madre e figlia di Sampierdarena. Dopo averci preso la mano, le due avevanocominciato a intravedere una fonte di guadagno certa, utile per sbarcare il lunario. Agli agenti del commissariato di Prè, intervenuti pochi giorni fa per il sequestro delle loro piantine, hanno spiegato di voler coprire almeno tre mesi di affitto con il ricavato della vendita, quasi un calcolo di economia domestica. Seicento-settecento euro per riuscire a superare un momento di crisi.

E fioccano le denunce per detenzione di sostanze stupefacenti. Alla fine dell’iter giudiziario, una volta seccate per accertare il quantitativo di sostanza stupefacente, da ritrovare nel principio attivo delle cime, le piantine vengono distrutte, bruciate. Ma, come ricordano le forze dell’ordine, il fenomeno è destinato a proseguire. Senza una segnalazione è infatti impossibile intervenire e smascherare le coltivazioni “fai da te”, potenzialmente nascoste sotto gli occhi di tutti. Ma c’è anche chi comincia a produrre per necessità legate alla malattia, trovando nella marijuana fatta in casa un modo per alleviare il dolore.

«Quando non è per uso commerciale ma soltanto personale, per un aspetto ludico o terapeutico è senza dubbio un fenomeno positivo, un modo per sfuggire alle narco-mafie, per togliere loro una delle principali fonti di sostentamento – spiega Domenico Chionetti, portavoce della Comunità di San Benedetto al Porto – Certo, devono essere piccole coltivazioni casalinghe. Ma serve una regolamentazione».

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