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cronache del garantista
Laura Arconti*

La prima volta che sono sbarcata negli Usa, molti anni fa, già in aeroporto una visione inconsueta fu per me sconvolgente. Accanto al recinto dei carrelli (abituale anche per un italiano, in aeroporto) c’era un recinto in cui erano allineate, ordinatamente ripiegate, decine e decine di carrozzine per disabili. Pensai subito: «Quanti handicappati avranno, qui, per predisporre tante carrozzine all’arrivo degli aerei?». Mi si spiegò che le carrozzine servono anche ai vecchi, anche a chi si sente stanco per il viaggio, anche a chi è obeso e fatica a camminare. Nei nostri aeroporti, se preavverti e prenoti una sedia a rotelle, rischi di arrivare e di sentirti dire che sì, la sedia c’è, ma manca l’uomo che deve spingerla: mi è accaduto. In un luogo pubblico, mi è anche accaduto di trovare un montascale in perfetto ordine, che però non funzionava perché nessuno aveva procurato le batterie per il telecomando. In questa città di Roma, ridotta a sede privilegiata di sporcizia e disordine, ricca di barriere architettoniche dovunque, mi trovo in gravi difficoltà per muovermi con la mia carrozzina: e ad ogni difficoltà mi torna alla mente quel recinto pieno di carrozzine, in un aeroporto americano.

Sono partita da lontano, ma non si pensi che voglia lamentarmi perché vivo in una nazione – l’Italia – ed in una capitale – Roma – in cui vecchi, bambini, malati e disabili come me non hanno diritto di cittadinanza: o per lo meno debbono strappare ciò che loro occorre con la forza di volontà e l’aiuto di qualche amico. Accade così che un disabile esca di casa soltanto quando proprio non può fare altrimenti, e per il resto si affidi alle capacità di collaboratori: oppure usi il computer per gli acquisti, le operazioni bancarie, le pratiche amministrative e tutto ciò che è possibile fare online. Ne risentono i rapporti umani: non ci si incontra più con gli amici per fare quattro chiacchiere, non si va più in autobus o in tram e quindi non capita più di scambiar parola con estranei incontrati casualmente, non si compra più dal fornaio o al supermercato e non si sentono più le altre persone discorrere tra gli scaffali. Come meravigliarsi, allora, che i social network siano infarciti di confidenze intime, di piccoli segreti che un tempo si sussurravano agli amici più cari, e che ora vengono offerti in lettura al primo che passa ?

Poi un giorno all’improvviso capita qualcosa che cambia molto della vita: per esempio la separazione forzata, per una malattia non curabile in casa, da una persona amata. E si va nel luogo dove la persona cara è assistita, per il bisogno reciproco di rivedersi, di rivivere qualche ora insieme. E si fanno, in pochi giorni, moltissimi nuovi incontri: le persone che assistono i malati, i loro parenti ed amici in visita. E di colpo si è nuovamente in rapporto con altri, e si ascoltano di nuovo i commenti ben noti – ascoltati mille volte negli anni – nati dai pregiudizi, dalle informazioni incomplete, dal «non conoscere e quindi immaginare, inventare». Ho risentito vecchi ritornelli: «Ma esistete ancora, voi Radicali ?». «Perché non andate più in televisione? Credevo aveste sciolto il partito». «Perché in Parlamento non fate…» (segue una lunga lista di desideri).

E bisogna ancora spiegare, come mille volte in passato, che esistiamo da più di mezzo secolo, che in televisione ci andremmo volentieri se ci invitassero, che in Parlamento non ci siamo più proprio perché loro non ci hanno votati, e non ci hanno votati perché non ci conoscono, e non ci conoscono perché i canali tv e i giornali rigurgitano di tutto, salvo che della nostra politica. Bisogna ancora una volta rispondere al solito slogan («i partiti sono tutti uguali») chiedendo se tutti gli altri partiti abbiano fatto per i cittadini ciò che hanno fatto e stanno tuttora facendo i Radicali. E ancora una volta bisogna fronteggiare la sentenza tombale: «Beh, sì… una volta sì, facevate molto, ma ora non siete più quelli di una volta». Non possiamo aspettare che passino dieci o vent’anni, affinché i cittadini futuri possano dire che i Radicali di adesso sono in gamba, assai più dei loro contemporanei. Basterebbe che uno di questi cittadini, tenuti dai media nella totale ignoranza su di noi, venisse a vivere -anche solo qualche giorno, meno di una settimana – accanto a noi, con noi: per esempio gli ultimi giorni, i più vicini.

Giovedì 4 settembre: Marco Pannella e Rita Bernardini, all’alba, volano in Calabria: a Reggio li attendono Antonino Castorina (Responsabile nazionale Legalità dei Giovani del Pd) ed il Radicale Giuseppe Candido, che hanno organizzato una giornata calabrese molto concentrata. Alle 11.30 Pannella, Bernardini, i, l’on. Bruno Censore (deputato Pd), Antonino Castorina, Giuseppe Candido, Gianpaolo Catanzariti e Gianmarco Ciccarelli visitano il nuovo carcere di Arghillà a Reggio Calabria. Alle 13.30 conferenza stampa all’uscita dal Carcere di Arghillà Alle 17 presentazione del libro Viaggio nelle carceri di Davide La Cara e Antonino Castorina a Serra San Bruno. Alle 21 un dibattito alla festa dell’Unità a Cariati. L’indomani, venerdì 5 settembre, all’alba, Marco Pannella rientra in volo a Roma, e Rita Bernardini comincia i tre giorni (ripeto tre giorni) di vacanza che si è concessa, dopo dieci mesi di lavoro.

Dal Congresso di Chianciano in cui è stata eletta segretario nazionale del movimento Radicali Italiani, ha lavorato nella sede del Partito Radicale ininterrottamente ogni singolo giorno, dal primo mattino fino a notte, spesso oltre la mezzanotte, tutti i giorni incluse le domeniche. Si è allontanata dalla sede soltanto per partecipare a convegni e manifestazioni, a Padova e in Abruzzo. Mentre a Milano il consigliere comunale radicale Marco Cappato è impegnato nella raccolta di firme autenticate per presentare la lista civica "Costituente per la partecipazione", alle elezioni del consiglio della Città metropolitana, su tutti i quotidiani e le tv esplode la notizia: il Governo annuncia che la coltivazione legale della cannabis per uso terapeutico sarà affidata all’istituto farmacologico fiorentino dell’Esercito. Mi telefona (alle 16,30) il caporedattore del Garantista, chiedendomi un commento per il giornale: mi arrabatto a prepararlo in tempo per la chiusura.

Sabato 6 settembre. Radio Radicale mi intervista sul mio commento pubblicato dal Garantista. Con due ore di preavviso, Marco Pannella convoca in sede una riunione ristretta di tutti i dirigenti delle realtà costituenti la galassia radicale, chiedendo loro di liberarsi da qualunque progresso impegno perché è urgente organizzare una presenza radicale qualificata al Convegno sul dissesto idrogeologico e la distruzione dell’ambiente, che si terrà a Foggia lunedì 8 settembre. Molti si impegnano ad essere a Foggia lunedì. Lunedì 8 settembre. Il Convegno si apre alle 12:00 precise. Sono presenti Marco Pannella, Aldo Loris Rossi, Maurizio Bolognetti, Giuseppe Candido, Maurizio Turco (Tesoriere del partito Radicale Transnazionale), Alessio Falconio (direttore di Radio Radicale) Elisabetta Zamparutti e Sergio D’Elia (tesoriere e segretario dì Nessuno tocchi Caino): chiedono una politica di governo sul territorio, subito. La segretaria nazionale di Radicali Italiani Rita Bernardini arriva a Foggia puntualmente: non ha dormito, è partita da Catania ieri notte in pullman, ed è a Foggia prima di mezzogiorno.

Salvo il Garantista, nessun altro giornale si è accorto di tutto questo. E allora mi si dica: i partiti sono davvero tutti uguali? Gli altri partiti sono pronti a rispondere con urgenza alle richieste dei cittadini, a partecipare alla ricerca di soluzioni per la salvaguardia dei diritti e della vita delle persone? Tutti gli altri politici rinunciano alle vacanze e ai giorni festivi per fare ciò che occorre, non cercando cariche ed onori, ma testimoniando concretamente la fede nelle proprie idee di libertà e di uguaglianza fra i cittadini? Ostacolato da coloro che fanno informazione (con l’eccezione quasi del tutto unica del Garantista, che non finirò mai di ringraziare), il Partito Radicale in tutte le sue componenti rischia davvero di scomparire dalla vita politica italiana, perché non potrà continuare all’infinito ad inventarsi iniziative da perseguire a prezzo di fatica e sofferenza, senza denaro e senza l’appoggio dei media.

Abbiamo bisogno di sostegno da parte di coloro che ci stimano per ciò che abbiamo fatto nel passato e per quello che stiamo facendo ora. Abbiamo bisogno di iscritti, dell’obolo di uno scellino, senza del quale nessuna partecipazione è viva ed efficace. Mando al giornale questo articolo per chiedere che ci si iscriva al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, o a qualunque entità radicale che lo costituisce, per continuare a lavorare insieme, nel nome della dignità di cittadini e non sudditi, della giustizia e della libertà.

*Presidente del movimento Radicali Italiani

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