Droghe: liberalizzare, una grande riforma

l’espresso
Roberto Saviano

Affrontare l’emergenza droghe solo con politiche repressive provoca disastri. E le grandi organizzazioni criminali continuano a prosperare. È arrivato il momento di battersi per la legalizzazione.

L’8 luglio 2014, l’ex-segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha pubblicato un articolo interessantissimo su Project Syndicate (www.project-syndicate.org/), articolo tradotto e pubblicato in Italia sul sito www.aduc.it. Articolo che consiglio a tutti di cercare e leggere. Lo consiglio a genitori, a insegnanti, lo consiglio a medici. Lo consiglio a chiunque voglia capire quali siano i danni che il proibizionismo in materia di droghe sta continuando a fare in rutto il mondo. Lo consiglio ai politici, perché si rendano conto che le obiezioni di coscienza personali, le opinioni del singolo, talvolta, scontano una miopia o una mancanza di conoscenze specifiche che non consentono di prendere le decisioni giuste al momento giusto.

L’articolo di Kofi Annan descrive in maniera semplice ma dettagliata cosa accade quando un territorio inizia a diventare luogo di transito per il traffico di droghe. Accade che l’economia illegale diventi preponderante rispetto a quella legale, con effetti nefasti e irreversibili sulla tenuta democratica di aree vastissime. Kofi Annan inizia con un dato: se nel Regno Unito il mercato illegale di droga muove 7.600 milioni di dollari, immaginiamo quale possa essere l’impatto di un tale giro di affari su economie di regioni come quelle dell’Africa Occidentale, economie fragili e poco attrezzate.

L’Africa Occidentale è di fatto un corridoio, un luogo di transito per le sostanze stupefacenti dai luoghi di produzione, America Latina e Asia, ai luoghi di consumo, Europa e Stati Uniti. Ma, come insegna l’esperienza del Centroamerica, dove arrivano ingenti quantità di droga tutto cambia. Gli affari connessi al traffico sono immensi e tali da destabilizzare intere aree. Da luogo di transito si diventa produttori e consumatori, la violenza diventa impossibile da tenere sotto controllo e le risorse vengono unicamente orientate verso la microcriminalità, in una strenua volontà di repressione, che non tiene conto dei grossi trafficanti,ma solo dei "pesci piccoli" e che criminalizza anche i tossicodipendenti nei cui cofronti vengono applicate le stesse leggi che colpiscono i piccoli spacciatori, posto che spesso si tratta delle stesse persone. L’affresco che Annan fa della situazione in Africa Occidentale è tanto più interessante perché non si tratta di una mera elencazione di dati, ma delinea scenari e propone soluzioni. Lo scenario è quello che noi in Italia conosciamo bene per averlo vissuto negli anni Ottanta. Sappiamo cosa significhi non essere preparati all’emergenza droghe come consumo e sappiamo cosa significhi in termini di perdite di vite e di democrazia affrontare l’emergenza droghe unicamente in maniera repressiva. Conosciamo l’impatto nefasto sul nostro sistema carcerario, sulla Giustizia e sulle famiglie. Sappiamo, e dovremmo quindi aver da tempo compreso, che la repressione, la proibizione, non sono la strada giusta. Non lo sono state in Italia, non lo sono state in America Latina e non lo saranno in Africa Occidentale.

Ma c’è una cosa che come italiano ferisce: sapere che pochi Paesi come i 1 nostro avrebbero competenze e possibilità di attuare politiche differenti. Potrebbe l’Italia essere all’avanguardia nella lotta alla criminalità organizzata e al suo segmento più redditizio che è il traffico di droghe in maniera costruttiva, comprendendo – con ritardo – che le politiche repressive sono state esse stesse terreno ferrile per la crescita esponenziale degli affari dei cartelli criminali.

E allora la mia esortazione: in un Paese in cui manca la forza e le risorse per portare a compimento le tante riforme strutturali necessarie e fondamentali, che almeno si inizi con altre, altrettanto fondamentali e strutturali che in più sarebbero praticamente a costo zero.

Che almeno questo Governo – come è accaduto per certi versi in Spagna con Zapatero – si distingua per il riconoscimento di quei diritti civili e di quelle legalizzazioni che renderebbero la vita degli Italiani migliori e che avrebbero nel breve periodo ripercussioni positive anche sull’economia del nostro Paese. Per completezza, vale la pena ricordare che ogni lunedì Roberto Spagnoli su Radio Radicale nella sua "Nota antiproibizionista" affronta questi temi. Ne consiglio l’ascolto perché per deliberare è necessario conoscere.

 

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