Entra nella nostra associazione a delinquere di stampo radicale

cronache del garantista
Rita Bernardini

C’è un ragazzo di 28 anni che vive in Piemonte e soffre di un dolore cronico "severo" refrattario ai comuni analgesici, ivi compresi oppiacei e associazioni farmacologiche. Mi ha mandato tantissimi messaggi Facebook di richiesta d’aiuto per avere accesso alla cannabis terapeutica. Il paradosso è che per il suo dolore persistente, conseguente a politrauma con fratture multiple, il Servizio Sanitario Nazionale gli fornisce gratis morfina a go-go. Per la canna- bis che gli è stata prescritta dal suo medico, invece, la ASL pretende somme impossibili. Ho qui davanti a me la ricevuta dell’ultimo bonifico che A. D. ha fatto alla ASL: 1.418 euro per la prescrizione del Bedrocan, l’unico farmaco che riesce a sedare il dolore fisico di A.D. e che gli consente di condurre una vita normale. "Ho 28 anni – mi scrive A.D. tramite FBK – e di morfinoidi, dopo 5 anni, non ne posso più. Grazie se mi terrai tra i tuoi sei milioni di pensieri". Eh, sì che ci penso ad A.D., come ai tanti che mi scrivono disperati per le difficoltà insormontabili che incontrano per curarsi con la cannabis.

"Sono 2 anni che mi pago il farmaco, riuscendo a prenderlo dalla Asl – mi messaggia ancora A.D., ma non ho davvero più soldi Rita, la mia unica alternativa sono Depalgos, Oxycontin, Oramorph, Fentanil e Bupremorfina. Queste sono le scelte che mi lasciano." Di una cosa sembra essere sicuro questo giovane: non vuole andarsi a rifornire al mercato nero delle droghe, non vuole foraggiare narcotrafficanti e mafie. Potrebbe coltivarsela la marijuana, ma è vietato dalla legge e teme di coinvolgere i suoi genitori che lo hanno sempre aiutato a pagare gli esosi bonifici per la ASL di appartenenza. Che fare in attesa che la politica si decida a legiferare per dare vita a coltivazioni "italiane" le quali – dati alla mano costerebbero un quindicesimo del prodotto medicinale che da anni siamo costretti ad importare dall’Olanda? A me una cosa è venuta in mente e la proporrò ai miei "complici radicali", Marco Pannella e Laura Arconti, assieme ai quali ho dato vita alla coltivazione di 18 piante sul terrazzo di casa mia, quale forma di disobbedienza civile nei confronti della normativa criminogena che impedisce l’accesso alla marijuana terapeutica. Per me è la terza coltivazione, senza che mai le forze dell’ordine mi abbiano arrestato e i processi si siano incardinati, nonostante le autodenunce e la pubblicità che non ho lesinato postando dappertutto foto e filmati delle "coltivazioni fuorilegge".

L’ultima volta, come del resto le precedenti, ho "ceduto" l’intero "raccolto" al Cannabis Social Club di Racale (LE) i cui animatori, Andrea Trisciuoglio e Lucia Spiri (affetti da sclerosi multipla), con il loro impegno e la loro cocciutaggine sono riusciti a far approvare la legge regionale pugliese che prevede la produzione locale di cannabis terapeutica anche attraverso autorizzazioni a privati che rispondano a rigorosi canoni di competenza scientifica. Ma anche la legge della Regione Puglia, senza lo sblocco della normativa statale, non può produrre i suoi effetti. Il filmato (con tanto di autodenuncia) della cessione di marijuana l’ho consegnato a febbraio alla Procura della Repubblica di Foggia: ci credete che da allora non è arrivata nemmeno una cartolina né a me né al mio avvocato di fiducia, Giuseppe Rossodivita? Tutto tace, mentre ogni giorno i giornali sono zeppi di arresti e processi per chi coltiva anche solo qualche piantina di cannabis sul proprio balcone. Certo, c’è la proposta "Manconi", secondo la quale la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin e quella della Difesa Roberta Pinotti hanno firmato ieri il protocollo per avviare la produzione di cannabis terapeutica da parte dello Stabilimento farmaceutico militare di Firenze.

Ottimo, ma mi si consenta di esprimere dubbi sul monopolio di Stato affidato ai militari che ben altre funzioni dovrebbero svolgere. Perché non prevedere che la produzione di cannabis terapeutica possa essere affidata anche a privati che rispettino precetti rigorosi nelle delicate fasi della produzione e della commercializzazione? In Italia, no, deve essere sempre lo Stato a svolgere – direttamente – funzioni improprie per uno stato liberale, che dovrebbe limitarsi a regolare e controllare. Così facendo si escludono i cannabis social club costituiti da pazienti sopportati da Comitati medico-scientifici come quello di Racale (LE) "LapianTiamo"; cannabis social club contemplati, invece, nella legge della Regione Puglia. Venendo al caso concreto, quello di A. D., che risposta dargli? Eccola. Visto che a noi radicali – che facciamo un’azione politica di disobbedienza civile – lo Stato non ci schiaffa in galera né ci persegue come fanno con tutti gli altri "colti in flagranza di reato", propongo ai miei "complici" Laura Arconti e Marco Pannella di far entrare nella nostra "associazione criminale di stampo radicale", non solo A. D., ma anche tutti coloro che documentino, avendo la prescrizione del medico, l’impossibilità di accedere ai farmaci cannabinoidi.

Entrare nella nostra "associazione" significa coltivarsi le piante di marijuana necessarie alla propria personale cura in attesa che le istituzioni siano in grado di assolvere al loro compito di rendere effettivo il diritto previsto dalla legge Turco approvata ben 7 anni fa, ma ancora carta straccia per i tanti malati italiani affetti da quelle patologie per le quali sono accertati scientificamente i benefici terapeutici della marijuana/farmaco. Del resto, i pazienti, a decine di migliaia (LapianTiamo docet) si stanno organizzando o sono già organizzati per l’auto-produzione non sopportando più di essere gabbati dalla politica sempre più incapace di offrire risposte credibili.

 

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