Profumo di cannabis

La stampa
Gaetano Di Chiara*

Contrariamente all’opinione corrente che la cannabis sia una droga benigna, si vanno moltiplicando le segnalazioni di morti associate all’uso di cannabis. Secondo uno studio apparso sul giornale dell’associazione dei cardiologi Usa, l’1,8% dei soggetti che hanno fatto uso di cannabis va incontro a problemi cardiovascolari e il 25% muore per infarto del miocardio o ictus. Questi effetti, al contrario dell’alcol, acutamente tossico solo se assunto a dosi elevate e in breve tempo, sono prodotti dalla cannabis a dosi usate a scopo ricreazionale, dosi che possono essere paragonate a un bicchiere di vino. Mentre l’alcol a queste dosi produce lieve euforia, la cannabis alterazioni percettive e cognitive complesse.

Queste considerazioni confutano due affermazioni del sen. Manconi, e cioè che la cannabis è una sostanza innocua e che è meno pericolosa dell’alcol. Un altro aspetto riguarda il suo uso terapeutico. Secondo l’associazione Luca Coscioni e il sen. Manconi i farmaci cannabinoidi sarebbero vittime di ostracismo da parte delle istituzioni. Da qui l’idea del governo di sperimentare la cannabis dal punto di vista terapeutico e di incaricare l’Istituto Farmaceutico Militare di coltivarla. Tutto ciò per un esperto di farmaci è farsesco; qualsiasi farmacologo avrebbe fatto presente ai ministri «competenti» che i principi della cannabis, i cannabinoidi, hanno caratteristiche che li rendono i peggiori farmaci per uso terapeutico.

Si assorbono dopo ore per via orale e ancora più lentamente vengono eliminati. L’unica via di somministrazione che consente un rapido assorbimento è quella inalatoria. Ma questa via è inaccettabile per l’uso terapeutico, dato che non consente un dosaggio prevedibile ed è associato all’assunzione di composti cancerogeni. Al contrario, esistono analoghi sintetici dotati di caratteristiche ben più favorevoli che giacciono negli scaffali. Che senso ha l’idea di impiantare una coltivazione di Stato di cannabis, se non, letteralmente, quella di nascondere l’intera questione sotto una coltre di fumo?
*Vice Presidente Gruppo 2003, prof. di Farmacologia e Farmacoterapia, Università di Cagliari

 

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