Melega, l’uomo senza malinconia

Il Fatto Quotidiano
Furio Colombo

Oggi, mentre ne scriviamo, hanno affidato le ceneri di Gigi Melega alle acque della Laguna di Venezia, dove era nato e dove è morto alcuni giorni fa. Eppure non era un funerale. La tristezza resta per noi, per il senso di interruzione e di vuoto. Lui non la conosceva. Però non pensate al contrario. Melega non era né euforico né lieto. E oltre a quella calma e pacata stabilità dell’umore che lo manteneva in un equilibrio non facilmente decifrabile, c’era l’altro aspetto curioso e misterioso della sua vita. Si muoveva senza fretta, senza alcuna concitazione. Anzi, nel film della memoria (sia lontana, sia recentissima) diresti "lento", però nel senso opposto alla definizione di Celentano. Mai conosciuta una persona più agile, impegnata e attiva, che non ha mai cambiato età, che ha smesso tardissimo di lavorare (nel senso di andare in ufficio, e solo per "forza maggiore", la morte di Carlo Caracciolo, di cui era il collaboratore, oltre che l’amico più stretto) e che ha prodotto molti libri, alcuni piccoli e alcuni di mille pagine (come le Memorie che stanno per essere pubblicate da Marsilio). Diresti che la sua è stata la vita di uno scrittore e di un manager. Ma c’è un’altra vita, che scorreva in contemporanea, accanto alla sua vita pacata, quella del giornalista e del politico.

Lo vedete, in una celebre fotografia, nel piccolo gruppo dei fondatori di Repubblica (oggi ha un sapore storico, come rivedere il giovane Che Guevara accanto a Fidel Castro il giorno della presa dell’Avana). E la sua biografia ci dice che è stato deputato del Partito Radicale in tempi che sembrano inventati, perché i Radicali in Parlamento erano allora un attivissimo gruppo che non dava tregua (anche a causa della competenza di procedure e regolamenti) impegnati in un continuo civilissimo assalto ai luoghi comuni, guidato da Marco Pannella. Non per niente Melega è l’autore, fra i molti altri suoi libri, di Viceversa (Gaffi Editore) in cui due ricercatori, invece della ricchezza o della fama, cercano "tutte le storie del mondo". Sono convinti (ed è uno straordinario testamento civile) che tutte le storie siano una storia sola. Però toccherà a Irene Bignardi, straordinaria partner di una coppia di belli e niente affatto dannati di raccontare il Melega che troveremo solo in parte nelle mille pagine che mancano e che lui non ha aspettato.

Perché la vita di questo scrittore è una matrioska che si apre in un senso e nell’altro. Per esempio trovate musica. Melega ha scritto libretti per il compositore Luca Mosca, opere note e rappresentate (Signor Goldoni, Mr. Me) che fanno di lui un Lorenzo da Ponte che intanto sta facendo il giornalista, il manager, il deputato, che non fugge in America, ma porta in Italia la sua formazione americana. E forse Irene ci svelerà il percorso che porta Melega a scrivere testi in un inglese bello e perfetto, come nel libro di apparente allegria Tra-La-La, Words to Music pubblicato da Archinto. Come vedete, con quelle ceneri si è dispersa nel mare una delle immagini di Gianluigi Melega. Tutte le altre restano con noi.

 

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