Radicali, cronaca di una morte annunciata

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Redazione

Sei mesi per fare nuovi proseliti altrimenti i seguaci torinesi di Pannella chiuderanno bottega. Solito piagnisteo? Non pare. Triste epilogo proprio in concomitanza dell’anniversario della scomparsa di Adelaide Aglietta a cui è intitolata l’associazione

I Radicali chiudono bottega. Una non-notizia visto che è stata annunciata più volte, al punto da essere diventata ormai un topos tra i cronisti politici. Anche stavolta l’allarme è suonato: “Se entro 6 mesi le cose non cambiano la chiusura non può essere evitata”. E non pare un falso allarme: il 19° congresso dell’Associazione Adelaide Aglietta non porta davvero buone notizie per il futuro dell’organo territoriale dei Radicali torinesi. Se non aumenteranno gli iscritti, tra sei mesi, in concomitanza con il quindicesimo anniversario della sua morte, il congresso straordinario non potrà fare altro che sciogliere l’associazione, dopo 14 anni di impegno e di battaglie, nella memoria della prima donna italiana segretaria di un partito. Nel dicembre 2000, infatti, a pochi mesi dalla sua scomparsa, i Radicali torinesi decisero di proseguire le loro battaglie sotto il nome di uno dei loro simboli, la Aglietta, giudice popolare nel processo alle Br, in prima linea nelle battaglie per il divorzio, l’aborto, la “giustizia giusta”, la politica trasparente.

Nasceva così l’Associazione a lei intitolata, che da allora ha portato avanti le sue campagne a suon di raccolte firme, petizioni e mobilitazioni. Nella sede storica di via Botero, fra i cartelloni ci sono i simboli delle ultime campagne, quelle per la cannabis terapeutica, il piano per l’eliminazione delle barriere culturali, contro le firme false. “Mancano le energie nuove, il ricambio generazionale – dice, dispiaciuto, il segretario Giulio Manfredi, da oltre 30 anni impegnato nella formazione pannelliana insieme a Igor Boni, presidente dell’associazione. “Abbiamo 116 iscritti e nessuno sotto i 30 anni”, aggiunge, spiegando però che è anche il numero più alto di iscritti ad un’associazione territoriale dei Radicali. “E questo – dice – non è un dato di forza ma testimonia la debolezza delle nostre associazioni”.

“È stato un dibattito ricco e vario – spiega Manfredi – ma che non ha offerto risposte adeguate ai problemi che gli organi uscenti hanno posto, in particolare la mancanza di energie fresche”. Il congresso, una trentina i presenti, ha congelato gli organi uscenti – presidente, segretario e tesoriere – per 6 mesi “perché sarebbe stato irresponsabile una chiusura immediata. Ma la situazione è grave e già entro dicembre lasceremo la sede storica di via Botero”. Sei mesi che serviranno, spiega Manfredi, “per vagliare tutte le opzioni e, soprattutto, per cercare di portare a termine alcune iniziative come la legge sulla cannabis terapeutica, la raccolta firme per la petizione per il piano delle barriere architettoniche e per rilanciare il contratto di ricollocazione dei lavoratori proposto da Ichino”. Amaro anche Silvio Viale, medico e consigliere comunale eletto nelle liste del Pd. “C’è un momento di smarrimento nell’area Radicale. Forse c’è una difficoltà ad adattarsi ai grandi cambiamenti degli ultimi anni come dimostra anche il fatto che per la prima volta Emma Bonino abbia disertato il Congresso nazionale”.

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