Mafia Capitale, Magi a Renzi: problema è nazionale, dopo lo sconcerto serve il coraggio di una vera riforma elettorale. Inchiesta Pignatore dimostra che preferenze sono vulnus. Uninominale unica garanzia per i cittadini

Dichiarazione di Riccardo Magi, presidente di radicali italiani e consigliere comunale di Roma:

“Superato l’ennesimo sconcerto, c’è bisogno che Renzi spieghi qual è la sua proposta da premier, oltre che da segretario del Pd, per resettare e riformare un sistema così profondamente clientelare e corrotto”, lo ha dichiarato questa mattina a Omnibus, su La7, Riccardo Magi, presidente di radicali italiani e consigliere comunale a Roma.

“Provvedimenti come il commissariamento del Pd romano o altre misure seguite da Zingaretti a seguito dello scandalo Fiorito, sono una risposta al sentimento diffuso di indignazione, ma evidentemente non incidono sulle vere cause della degenerazione della classe dirigente, cause – spiega Magi – che sono da cercare nei suoi meccanismi di selezione. Il nodo è la produzione del consenso attraverso le preferenze: un sistema feudale – finanziato da decenni con manovrine d’aula, affidamenti diretti, gare pilotate – che permette a tanti consiglieri comunali e regionali di incassare migliaia di voti di preferenza, senza bisogno di fare iniziativa politica. A Roma, e non solo, i pacchetti di preferenze si scambiano o si ereditano, e garantiscono l’elezione sollevando gli eletti dall’obbligo di rendere conto del proprio operato sul territorio e per i cittadini. Ogni consigliere comunale e regionale fa capo poi ad un esponente nazionale: è così che alcuni personaggi politici arrivano a totalizzare anche centinaia di migliaia di preferenze riuscendo ad incidere sulle decisioni che riguardano milioni di cittadini”.

“Si tratta però di un sistema malato e fragile: ce lo dimostra l’inchiesta di Pignatone ma soprattutto ce lo insegna la storia. All’inizio degli anni novanta – prosegue Magi – grazie ai referendum dei radicali, l’80% degli italiani indicarono il sistema uninominale come via d’uscita dal calderone scoperchiato da Tangentopoli. Ma quell’indicazione è stata disattesa e l’aspirazione uninominale soffocata da un sistema elettorale ibrido e confuso. Lo scandalo deflagrato a Roma offre l’occasione di aprire una riflessione a livello nazionale e di correggere il tiro rispetto a una riforma elettorale che, anche in ossequio al totem delle preferenze, rischia di replicare gli errori di vent’anni fa. L’introduzione di collegi uninominali come noi radicali affermiamo da sempre, è invece il solo strumento che mette candidati ed eletti di fronte alle proprie responsabilità verso il territorio”.

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