Barriere architettoniche, a Torino solo chiacchere

Il Giornale del Piemonte (inserto de “Il Giornale”)
Andrea Costa

GAFFE/La denuncia dei Radicali che hanno inviato una petizione al Consiglio

Il sindaco Fassino beccato in contropiede: “Ha spedito una lettera come Anci per eliminarle. Ma a casa sua la giunta non ha un piano”

È un po’ come quel vigile che ti fa la contravvenzione per le cinture di sicurezza non allacciate, poi però scopri che lo stesso (cioè l’agente) è su uno scooter senza casco. O magari con l’assicurazione scaduta. Ecco: succede piu’ o mneo la stessa cosa a Torino, dove la giunta è stata presa in contropiede dai Radicali per non aver attuato il cosiddetto Peba. Ai più la cosa dice poco o niente. E invece trattasi di questione delicata. Già: il Peba è il censimento delle barriere architettoniche, una bella mappa che dovrebbe servire ai sindaci per eliminarle. Magari non subito ma col tempo sì. E invece … “La legge – fa sapere Giulio Manfredi, segretario dell’associazione Adelaide Aglietta – risale al 1986, Ma da allora non è cambiato niente”. Torino ovviamente non fa eccezione, anzi: “Fa parte di quel novanta per cento di Comuni che non hanno mai applicato la legge”. 

La cosa che ha fatto sobbalzare sulla sedia però è ancora un’altra: è stato proprio il presidente dell’Anci Piero Fassino a invitare con una lettera i colleghi ad attuare la ricognizione degli ostacoli pericolosi per i disabili. “Su sollecitazione dell’Associazione Luca Coscioni – spiega sempre Manfredi – Fassino, nella veste di presidente dell’Anci, ha scritto a tutti i sindaci italiani invitandoli a istituire il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA, ndr), previsto dalla legge finanziaria del 1986 e mai attuato nel 90 per cento dei Comuni italiani. Chiediamo a Fassino e all’intero Consiglio Comunale di utilizzare i pochi mesi che restano prima della fine della consiliatura per istituire il piano di Torino, agendo in sinergia con le circoscrizioni, per avere una mappatura sistematica, strada per strada, quartiere per quartiere, delle barriere esistenti sia architettoniche che uditive. Solo dopo potremo ragionare su quanto costa intervenire e dove trovare i soldi; l’amministrazione comunale ha già al suo interno il personale tecnico con le adeguate competenze per stilare la mappa delle barriere architettoniche. Lo si faccia”.

Ecco insomma: qui casca l’asino. Dall’inizio della consiliatura infatti non c’è traccia neanche di una bozza della mappa del disagio. Anche se per la verità il Comune è intervenuto in alcune aree dove effettivamente sono state eliminate alcune barriere. Il panorama, però, anche in questo caso, è tra luci ed ombre. Da un lato quasi tutti i mezzi pubblici sono stati dotati della pedana per il transito delle carrozzine. Ma ad esempio sono pochi i semafori con i segnalatori acustici. Così come sono tantissimi gli ostacoli in cui si imbatte ogni giorno chi ha un problema di deambulazione.

L’iniziativa della petizione è stata sostenuta da Domenico Massano e da Nicola Vono, autori di un video amatoriale che testimonia come nella Torino del 2015 le barriere sono ancora una dura realtà per migliaia di cittadini disabili. “Comune di Torino, Regione Piemonte ed Anci, cosa hanno da dichiarare relativamente ad un quarto di secolo di inadempienze?” tuona Domenico Massano dell’associazione Aglietta e Luca Coscioni. 

A sostegno della richiesta di mettere subito in agenda il censimento la consigliera dei Moderati Barbara Cervetti.

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