Referendum Grecia. Massari: allegro, ma non troppo

Dichiarazione di Alessandro Massari, membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani:

Uno dei più grandi economisti italiani, Carlo Maria Cipolla, scrisse un divertente pamphlet dal titolo Allegro ma non troppo, contenente un piccolo esilarante saggio intitolato: “Le leggi fondamentali della stupidità umana”. La legge più importante ammonisce: “Una persona stupida è più pericolosa di un bandito” dove il bandito vuole ottenere un vantaggio per sé stesso danneggiando qualcun altro, mentre lo stupido causa un danno agli altri subendo per sé una perdita.

La citazione è sufficiente a spiegare l’epilogo di una trattativa ridicola tra Ue e Grecia, mai terminata, e l’indizione di un referendum inutile e dannoso perché tutti sappiamo che non è vincolante ma demagogico, populista e contro L’Europa. Se poi aggiungiamo che i trattati non prevedono meccanismi di uscita dall’euro, che si tratti di un referendum farsesco, qualunque sia l’esito, dovrebbe essere chiaro a tutti.

Ma andiamo con ordine: la Grecia ha truccato i bilanci pubblici, ha chiesto prestiti e ristrutturazione del debito ottenendoli, non ha poi realizzato nessuna riforma di struttura nonostante la Grecia abbia costi pari al doppio del proprio PIL, nessuna produzione industriale ma solo olive, ovini e una natura meravigliosa ottima per turisti e persone amanti della cultura ed armatori evasori incalliti. 

In passato i greci hanno votato dei truffatori, ma i governanti di oggi cosa hanno fatto? Nulla di utile! Eppure da un Governo che appare come la riedizione di un partito comunista europeo anni Cinquanta ben ci si sarebbe potuto aspettare che i maggiori oneri economici fossero posti a carico degli evasori e dei funzionari corrotti. Ancor oggi ricordiamo lo scandalo della lista Lagarde, con l’elenco di duemila evasori che hanno trasferito in Svizzera 25 miliardi. Sempre in Svizzera ci sarebbero oltre 100 miliardi frutto di evasione fiscale che Atene potrebbe recuperare. La confederazione è pronta ad un accordo ma Tsipras prende tempo. La stasi dipende dal fatto che il primo ministro è alleato con la destra di Kammenos, che rappresenta gli interessi degli evasori, tutti con notevoli capitali depositati nelle banche elvetiche, e nessuno vuole perdere la poltrona, costi quel che costi, soprattutto Tsipras. 

Avrebbe anche potuto chieder conto dei paradisi fiscali lussemburghesi, oppure chiedere perché nel 2004 Francia e Germania, per realizzare le riforme strutturali, violarono i parametri comunitari senza sanzioni, in cambio chiudendo gli occhi sulle scelleratezze del Pasok greco che ha messo in ginocchio i poveri greci ma non i ricchi, miracolati proprio dalla sinistra greca. Per tacere del costo collettivo pagato dagli europei per la riunificazione tedesca. Per questo l’euro ebbe un’accelerazione e Kohl accettò di abbandonare il solidissimo marco per l’euro. 

C’è poi un’Europa impolitica, con una Germania incapace di tornare alle visioni dei predecessori della Merkel, che dovrebbe assumersi l’onere della guida e che invece è miope e incapace di governare un processo politico difficile come quello in atto, limitandosi a dare pagelle agli altri. Far fare le scelte ad un contabile senza fantasia come il ministro delle finanze Schäuble per mere questioni elettorali interne è la prova che non si crede più nella Europa comune ma si è tornati a ragionare in termini di nazioni e interessi contrapposti. Che dire poi della campagna di stampa dei paesi del nord, con la Germania sempre in prima linea, che ha imputato tutte le colpe ai PIIGS autoassolvendo le banche dei paesi del Nord? Eppure tutti sanno che Francia, Olanda, Lussemburgo, Germania, hanno investito allegramente in titoli tossici e quando Draghi è intervenuto stampando moneta, la maggior parte della nuova liquidità è andate alle banche dei Paesi fintamente virtuosi del nord, utilizzandola per coprire i buchi di bilancio fatti da banchieri che del moral hazard hanno fatto abuso. Nel frattempo tutto il sud dell’Europa andava in recessione, anche a causa del credit crunch causato dall’impennata dello spread sui titoli pubblici, volantinati sui mercati dai tedeschi e company. La Germania ha accaparrato euro senza farlo sapere ai suoi elettori. La Germania ha violato il diritto comunitario in modo molto grave perché le banche dei lander, quelle più indebitate, sono in proprietà pubblica. Con buona pace del rispetto dei trattati. Ma le tasse pagate dai tedeschi per colpa dei loro banchieri sono state imputate falsamente ai PIIGS. Falso, ma per loro facilmente credibile.

Insomma, da una parte abbiamo un governo greco fatto di incapaci che ha tenuto i propri cittadini in ostaggio peggiorando le loro condizioni di vita. Dall’altra dei tecnocrati miopi col pallottoliere in mano, mentre l’Europa rischia l’implosione. È però è innegabile che il debito greco vada ristrutturato, proprio perché la Grecia non ha una sistema produttivo degno di questo nome. È chiaro anche che non è più possibile continuare a fare beneficenza alla Grecia senza chiedere un corrispettivo morale, economico e finanziario. L’impegno profuso da Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda c’è stato e se non accadesse sarebbe ingiusto e dannoso, perché tutti tornerebbero a fare i furbi, con il disastro immaginabile per l’ipotesi di una Europa unita. Oggi è necessario che i contenziosi economici siano risolti anche con un’unione fiscale. Nell’attesa dell’Europa federale, serve un processo di integrazione fiscale in modo che si stabilizzino i paesi irresponsabili. La Grecia prima di tutti. Facendo terminare la pratica odiosa e iniqua dell’evasione fiscale endemica propria dei paesi latini.

Naturalmente la grande partita è geopolitica, non solo monetaria. La Russia di Putin in fibrillazione dall’inizio delle vicende Siriane, proseguita con quella ucraina, ha approfittato della crisi greca, trovando il modo di inserirsi in questa vicenda mettendo in difficoltà l’Ue consentendo ai greci di tirare la corda oltre ogni limite.

Capiranno i Paesi nordici che perdere la Grecia, col mediterraneo in fiamme, sarebbe la fine del sogno europeo, quindi dei singoli Stati che la compongono? La globalizzazione non è per piccoli paesi o per politici piccini.

Non credo che ai greci siano state ben spiegate le conseguenze del voto. Per fortuna il referendum non ha alcun effettivo valore e può prevalere, senza troppi danni, il voto di pancia. Tutti sappiamo che le trattative riprenderanno comunque, ma il fatto che i greci non abbiano compresi i propri limiti, aiuterà la parte più miope della dirigenza politica europea a vessare il popolo greco.

Come detto, posti innanzi a una vicenda che ha per protagonisti stupidi e banditi, assistiamo ad uno spettacolo che appare allegro, ma non troppo.

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Valerio Federico

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