Pannella: «Grazie Papa». Ma il Senato affossa il ddl sull’amnistia

il Manifesto
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Eleonora Martini

Marco Pannella vuole chiedere udienza in Vaticano per dirgli grazie. Ma se l’appello di Papa Bergoglio sortirà qualche effetto e «troverà consenso nelle forze politiche che fino adesso si sono opposte» al provvedimento di amnistia e indulto, per usare le parole del presidente della commissione Giustizia del Senato, Francesco Nitto Palma, lo si vedrà proprio oggi.

È una coincidenza, ma questa mattina infatti i senatori della commissione torneranno ad affrontare — forse ora con un po’ più di verve — l’analisi dei quattro disegni di legge depositati (firmatari: Manconi, Compagna e Manconi, Barani e Buemi) con lo scopo di arrivare almeno a un testo base. Succede però, come ha spiegato ieri il presidente azzurro Nitto Palma, che da quando il provvedimento è stato incardinato al Senato, «grosso modo un anno e mezzo fa», dopo il messaggio alle camere sul sovraffollamento carcerario inviato l’8 ottobre 2013 dall’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano, «non registro significativi passi in avanti, attesa la contrarietà di diverse forze politiche». Il senatore azzurro si riferisce al M5S e Pd, soprat­tutto, il cui consenso è necessario per arrivare alla maggioranza dei due terzi richiesta in Parlamento per la clemenza ai detenuti, dando per scontato il no della Lega e dei Fratelli d’Italia.

Ma a giudicare dall’eco vuota che alle parole del Papa rimbomba nelle stanze di partito, sarà assai poco probabile ripetere l’atto di clemenza che estingue anche il reato, concesso l’ultima volta dallo Stato italiano nel 1990. E pensare che, come ricorda il senatore Luigi Manconi, «nel 2014 il numero di omicidi volontari in Italia sono stati 435, nel 1992 erano oltre 1200». Dopo di allora, i ripetuti appelli di Wojtyla fino al 2002 partorirono solo un “indultino”, seguito nel 2006 dall’ultimo indulto approvato dal Par­la­mento. Tutt’altra storia, rispetto alle unioni civili. E anche ieri gli unici a far sentire la loro voce sono stati: da un lato, Matteo Salvini e Fabio Rampelli (FdI), per straparlare di Giubileo della Misericordia che «per i delinquenti incalliti c’è stato praticamente ogni anno e non ogni 25», e dall’altro Manconi, il sindacato di polizia Sappe, Fabrizio Cicchitto (Ap) e naturalmente Marco Pannella.

«Evviva Papa Francesco — esulta l’anziano leader dai microfoni di Radio Radicale — stavo per chiederti “sii coraggioso”, ma avevo un po’ di pudore. Speravo che arrivasse, è arrivata, e quindi chiederò nelle dovute formule di essere ricevuto dal Segretario di Stato Vaticano per rendere grazie». Una battaglia che i Radicali portano avanti da anni, ricorrendo continuamente anche a forme di lotta nonviolenta come lo sciopero della fame e della sete, nella convinzione che l’amnistia e l’indulto concessi contemporaneamente salvino soprattutto lo Stato italiano, riportandolo in una condizione di legalità rispetto al diritto internazionale e ai principi di civilità. «Solo Papa Francesco — continua infatti Pannella — ha fatto vivere e ha tradotto in una realtà che investe l’Italia e gli italiani, questa ottemperanza a quanto il capo di Stato italiano (Napolitano, ndr) ha formalmente chiesto a istituzioni che a mio avviso sono le istituzioni, non tanto dello Stato italiano, quanto del regime che lo soffoca. Regime che rischia di distruggere non solo lo Stato ma direi la civiltà contemporanea».

Silenzio tombale invece dal Pd, la cui posizione è presto riassunta: «Parlamento e governo hanno messo in campo numerose azioni per agevolare quei detenuti che si pentono e che vogliono reinserirsi nella società — afferma il responsabile Giustizia dem, Davide Ermini — con misure come la messa alla prova o che intervengono nella fase della detenzione, come l’affidamento in prova e la liberazione anticipata».

In effetti, il numero di detenuti è senz’altro diminuito da quando Strasburgo condannò l’Italia, l’8 gennaio 2013, per il sovraffollamento carcerario: dai 66 mila e oltre di allora si registravano a fine luglio scorso 52.144 presenze, nei 198 istituti italiani la cui capienza regolamentare è di 49.655 posti. Ma di carcere non si cresce, non si migliora, e il sovraffollamento persiste in molti istituti. Si continua invece a morire: oltre che per suicidio (32 dall’inizio dell’anno secondo i dati di Ristretti orizzonti aggiornati a ieri, solo 29 secondo il Dap), anche per «assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, overdose»: 79, per Ristretti.

Non solo: la politica del governo bipartisan e della sua maggioranza segue (naturalmente) due tendenze opposte. Cosicché, nonostante gli sforzi del ministro di Giustizia Andrea Orlando per migliorare le condizioni di vita dietro le sbarre e combattere il sovraffollamento, nelle pieghe del ddl delega governativo di riforma dell’ordinamento penale e penitenziario, approdato in Aula alla Camera poco prima della pausa estiva, si nascon­dono aumenti di pena anche per reati come furto e rapina. Se non della Misericordia, basterebbe allora un Giubileo della razionalità.

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