Bolognetti: L’enciclica del Papa si è fermata a Eboli

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani. Fonte: Ufficio Stampa Basilicata.

Impossibile non notare la scelta di Eni di inserire nel “Local Report” 2014 alcune pagine dedicate ai corretti stili di vita. Il messaggio, veicolato dall’immagine di uno scarpone che prende a calci una sigaretta, è fin troppo eloquente: ad inquinare le matrici ambientali della Val d’Agri sono i fumatori e non le tonnellate di veleni immessi in atmosfera ogni anno dal Centro Olio Eni-Shell di Viggiano. Il sottotitolo non c’è, ma potremmo aggiungercelo noi: buttate le sigarette e respirate a pieni polmoni l’idrogeno solforato e gli idrocarburi non metano offerti dal “Cane”. Altrettanto eloquente, la decisione della Conferenza Episcopale di Basilicata che ha organizzato per il 17 ottobre, in quel di Viggiano, un “convegno regionale” intitolato “Quale futuro per la Basilicata: tra progresso sostenibile e responsabilità verso le nuove generazioni”.

Un convegno blindato e super-istituzionale che, a giudicare dalle presenze previste, sembra essere aperto soprattutto a chi può vantare collaborazioni con la FEEM (Fondazione Enrico Mattei). Tra i relatori nessun medico dell’Isde, nessun geologo che non sia devoto alla “teologia della trivellazione” e, ovviamente, nessun “sovversivo”. 

La sgradevole impressione che va montando in queste ore è che l’enciclica di papa Francesco si sia fermata ad Eboli e che l’obiettivo della CEI lucana sia soprattutto quello di sterilizzare, immunizzare e depotenziare il dirompente messaggio del Papa. Non me ne vogliano i Vescovi di Basilicata se oso citare un brano molto interessante dell’enciclica papale: “Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura della natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro[…]Il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine”.

Azioni di marketing e di immagine come quelle contenute nel “Local report” Eni o in certa cinematografia lucana finanziata dalle compagnie petrolifere.

Dopo aver letto “Laudato sì”, dico che nell’importante lavoro del Papa trovo l’eco di quel “The limits to growth” (I limiti della crescita), un documento scritto nel 1972 da alcuni ricercatori del Mit di Boston su commissione del Club di Roma di Aurelio Peccei.   

Un documento che ha aperto la discussione sulle conseguenze teoriche e pratiche di un modello di sviluppo basato sul mito della crescita infinita.

Io credo che il Papa si interroghi e ci interroghi sul conflitto in atto tra tecnosfera ed ecosfera, che in prospettiva rischia di produrre un ecocidio planetario. Un ecocidio già in atto, se consideriamo quanto da tempo vanno raccontando gli scienziati dell’IPCC.

I costi e i danni ambientali non vengono calcolati dal Pil e per citare l’architetto napoletano Loris Rossi “la sinergia tra tecnocrazia, economicismo e mercatismo continua ad ignorare l’ecocidio planetario in atto”. Il Papa sta indicando una rotta: occorre abbandonare il paradigma meccanicista-riduzionista che ha dominato l’era dell’antropocene ed abbracciare un paradigma organico-olistico, consapevole dei “limiti dello sviluppo”. O cambiamo paradigma o andremo a sbattere lasciando a chi verrà dopo di noi solo un cumulo di macerie. Quello che abbiamo sotto gli occhi non è progresso. Non può produrre vero progresso un sistema che avvelena sistematicamente tutte le matrici ambientali, che distrugge interi ecosistemi, che costringe centinaia di milioni di persone a vivere nella più nera miseria.

Stiamo soffocando stretti nella morsa rappresentata dalla tenaglia “capitalismo reale/democrazia reale”. E ha ancora una volta ragione il Papa quando scrive che “semplicemente si tratta di ridefinire il progresso” e che “uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità della vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso”.

Ripensando al dibattito che non ci sarà a Viggiano, verrebbe voglia di citare il Vangelo di Marco e quel “che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?”.

Già, a che giova?

 

 

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Maurizio Bolognetti

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