Referendum costituzionale, Comitato per la libertà di voto: Governo non lavori per sé ma per i diritti civili e politici dei cittadini

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Dichiarazione, per il Comitato per la Libertà di Voto, di Riccardo Magi (segretario di Radicali italiani), Mario Staderini (autore del ricorso Onu contro lo Stato italiano in materia referendaria) e Fulco Lanchester (Ordinario di Diritto Costituzionale)


Come Comitato per la Libertà di Voto sul referendum costituzionale abbiamo sempre posto e continuiamo a porre questioni di democrazia che riguardano direttamente i diritti civili e politici dei cittadini. Le beghe tra partiti e la guerra santa tra la fazione del Sì e quella del No non ci interessano. Anzi, fino all’ultimo abbiamo tentato di sventare il plebiscito e garantire un reale potere di scelta ai cittadini attraverso la richiesta di referendum parziali e per parti separate. A differenza del Comitato di Renzi, però, non abbiamo potuto contare su un esercito di consiglieri comunali disposti ad autenticare gratuitamente le firme dei cittadini, col risultato che ieri la Cassazione non ha potuto esprimere alcun giudizio sul cosiddetto “spacchettamento”. In Italia, infatti, lo strumento referendum è purtroppo appannaggio esclusivo dei grandi partiti e apparati, privilegiati dalle procedure borboniche che regolano la raccolta delle firme. 
Il Governo italiano, a cui avevamo chiesto invano di intervenire con un decreto per garantire il diritto a promuovere referendum, ha scelto di sequestrare i diritti politici degli italiani e di riservarli solo alla sua fazione. Con la beffa che a pagarne il conto saranno tutti i cittadini, visto che il Governo erogherà 500 mila euro di rimborsi al Comitato promosso da se stesso, rafforzandolo ulteriormente. 
Ecco perché, contrariamente a quanto vorrebbero suggerire i toni trionfalistici di queste ore, il via libera dell’Ufficio centrale della Cassazione lascia aperte questioni di democrazia fondamentali che abbiamo sollevato da subito. 
Rispetto al numero delle firme depositate dal comitato Basta un Sì, abbiamo semplicemente raccolto e messo in fila le dichiarazione ufficiali rese negli ultimi giorni di raccolta firme dai responsabili provinciali e regionali del Pd, che davano numeri assai lontani dall’obiettivo, poi deve essere accaduto qualcosa di miracoloso.
È bene, chiarire che il controllo delle firme effettuato dalla Cassazione è di tipo cartolare, volto cioè a verificare esclusivamente il numero delle sottoscrizioni, l’autentica di un pubblico ufficiale e la presenza dei certificati elettorali dei firmatari. Nessun controllo, neanche a campione, rispetto al fatto che la firma sia stata apposta davvero dal cittadino e in presenza dell’autenticatore.
Peccato che la Cassazione abbia respinto la nostra richiesta di accesso ai moduli del Comitato Basta un Sì, il quale non ci ha concesso la liberatoria all’accesso come invece ha fatto il Comitato per il No del professor Pace, altrimenti si sarebbero potute svolgere quelle verifiche più dettagliate che in passato hanno spesso permesso ai Radicali di far emergere i casi “alla Firmigoni”. Tutto ciò conferma la necessità di un Referendum Act: cioè una legge ordinaria che modifichi le procedure di raccolta delle firme, rimuovendo ostacoli ingiusti e inutili, e restituisca così praticabilità democratica all’istituto referendario. 

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