Migranti/Open Arms, Magi (+Europa): Decreto gip Catania conferma rischio che Italia sia complice di respingimenti

“Governo chiarisca dettagli accordo con Libia come chiediamo in nostra interrogazione”

“Il decreto di convalida del fermo della nave di Open Arms da parte del gip di Catania, reso pubblico da fonti stampa, al di là degli elementi sulla vicenda oggetto delle indagini, contiene un tassello fondamentale nella ricostruzione dei rapporti di collaborazione tra il governo italiano e quello libico in merito al controllo dell’immigrazione irregolare: la prova di un collegamento diretto tra le autorità italiane e la guardia costiera libica nella gestione delle operazioni di respingimento dei profughi intercettati dai libici in mare e riportati indietro”, lo dichiara in una nota il segretario di Radicali italiani Riccardo Magi, deputato di +Europa.

“Si legge infatti nel provvedimento del giudice: «Alle ore 05,37 il personale a bordo della nave militare italiana Capri, di stanza a Tripoli, comunicava a Roma che una motovedetta della Guardia Costiera Libica di lì a poco avrebbe mollato gli ormeggi per dirigersi verso l’obiettivo, e specificava che la detta Guardia Costiera avrebbe assunto la responsabilità del soccorso». E ancora si riferisce di «motovedette libiche intervenute per effettuare una operazione di soccorso, come richiesto da IMRCC di Roma e sotto l’egida italiana con le navi militari di stanza a Tripoli».

Nero su bianco emerge chiaramente che è la marina italiana a dare indicazioni alla guardia costiera libica sugli interventi in mare e il successivo rientro sulle coste libiche, d’intesa con l’MRCC di Roma: il sospetto che l’Italia sia coinvolta in azioni di respingimento sembra quindi essere confermato.

Per questo chiediamo al governo di fare subito chiarezza, come già chiesto nell’interrogazione parlamentare depositata il 23 marzo scorso alla Camera, a mia firma, e al Senato a firma di Emma Bonino: devono essere resi pubblici i dettagli della collaborazione tra le autorità italiane e quelle libiche in merito al supporto di cui si parla del memorandum del febbraio 2017 e sull’eventuale coinvolgimento di corpi italiani nella creazione e gestione del centro di coordinamento di soccorso libico a Tripoli.

La Corte europea dei diritti umani ha già condannato il nostro Paese per aver violato il principio di non respingimento: perseverare nel violare il diritto internazionale sarebbe un passo gravissimo.

Roma, 27 marzo 2018

QUI  il testo integrale dell’interrogazione.

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA