RAI, il problema non è Foa ma il nuovo regime italiano che lo ha proposto

“Indicare Marcello Foa Presidente della RAI è come mettere un militare golpista alla guida delle Forze Armate”
Dichiarazione di Riccardo Magi (Segretario di Radicali Italiani e Deputato di +Europa con Emma Bonino) e Silvja Manzi (Tesoriere di Radicali Italiani)
“La proposta di Marcello Foa – o, in subordine, quella di Giampaolo Rossi – come Presidente della RAI ha letteralmente dell’incredibile e rappresenta appieno le volontà del nuovo regime italiano, perché di questo si tratta.
Proporre a Presidente del servizio pubblico di informazione chi è in diretto contatto con le gerarchie putiniane e le sostiene a spada tratta diffondendone le teorie, chi nega le responsabilità di Assad in Siria, chi spaccia fake news a piene mani sui migranti e sui vaccini, chi utilizza i social network alla stregua di un troll qualsiasi contro il presidente della Repubblica o l’Europa, chi sostiene sovranisti di ogni genere… dimostra senza più ombra di dubbio quali siano le mire di chi oggi guida l’Italia.
Proporre Foa a Presidente della RAI è come mettere un militare golpista alla guida delle forze armate.
L’informazione pubblica in questo Paese è sempre stata la chiave del consenso politico ed elettorale ed è stata utilizzata dalla partitocrazia italiana con una logica spartitoria inqualificabile, per decenni. I radicali, da sempre ne hanno per questo chiesto la privatizzazione.
Oggi però c’è un salto di qualità, impensabile fino a pochi mesi fa, nel quale si spaccia come ‘cambiamento’ mettere alla guida dell’informazione pubblica chi ha dimostrato di essere esperto di propaganda e di diffusione di allarmi o notizie false in nome e per conto di chi vuole affossare l’Europa, e quindi l’Italia.
Speriamo che questo disegno perpetrato dalla Lega con l’avallo e il pieno sostegno dei 5Stelle si infranga contro gli ultimi argini che ancora ci sono nelle nostre Istituzioni. Ma il solo fatto di immaginare quei profili per quel ruolo rappresenta un campanello di allarme che non può essere né sottovalutato né archiviato.

Per quanto ci riguarda saremo, come e più di sempre, un motore di iniziative democratiche e nonviolente, per la libertà di informazione, il diritto all’informazione e il libero accesso all’informazione, contro questa deriva da Stato totalitario”.

31 luglio 2018

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