Russia, Sulla strategia del Cremlino e sulle iniziative dei gruppi neofascisti filorussi occorre alzare il livello di guardia

“Magistratura italiana verifichi iniziative gruppi neofascisti filorussi per reprimere sia propaganda nazifascista sia sostegno diretto a fascisti combattenti nel Donbass ucraino (“caso Palmeri”)”

di Silvja Manzi, Segretaria di Radicali Italiani

È doveroso un ringraziamento alla Stampa per la sua opera sistematica di informazione e denuncia documentata delle indebite ingerenze di Vladimir Putin nella vita politica delle democrazie occidentali.
Di fronte al moltiplicarsi di iniziative dell’ultradestra italiana legata a Mosca, occorre che la magistratura intervenga per ciò che le compete, innanzitutto per reprimere tutte quelle azioni che si configurano come espressa propaganda nazifascista, vietata dalla “legge Mancino”.

Ma non basta; occorre che gli inquirenti facciano piena luce sui contatti esistenti fra esponenti della destra italiana e fascisti italiani impegnati direttamente nei combattimenti nel Donbass ucraino, occupato dai secessionisti foraggiati da Mosca.

Nel giugno 2017, assieme al radicale piemontese Giulio Manfredi, segnalai alle Procure di Lucca e di Torino il contenuto della trasmissione televisiva “Nemo” (RAI2) dell’8 giugno 2017, in cui appariva il lucchese Andrea Palmeri (ricercato dagli inquirenti italiani) che si intratteneva a cena, nella città ucraina di Lugansk, illegalmente occupata dalle forze separatiste, con vari esponenti politici europei, fra cui Maurizio Marrone, allora capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale del Piemonte, e ancora oggi responsabile del sedicente “ufficio di rappresentanza a Torino dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk” (unico caso in tutta Europa).

Deve essere fatta piena luce sulle complicità e le connivenze che hanno permesso a decine di mercenari italiani di andare a combattere al fianco dei separatisti filorussi.

Deve essere fatta piena luce su chi paga i mercenari. Esistono numerosi riscontri sul web del “pendolarismo” di tali soggetti fra il Donbass e la Russia, ma se venisse dimostrato in un’aula di tribunale che il loro datore di lavoro è il regime di Putin si farebbe finalmente giustizia delle falsità della propaganda russa, che ha sempre negato un coinvolgimento diretto del Cremlino nella guerra di secessione ucraina.

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