Manovra economica. La modifica al codice degli appalti favorisce la corruzione

Manzi: “I rischi di corruzione crescono dove non c’è certezza del diritto”
Il nuovo Codice degli Appalti è stato approvato con il D. lgs. 50 del 18 aprile 2016, modificato sostanzialmente dal D. lgs. 56 del 19 aprile 2017, integrato con le Linee guida n.4 dell’ANAC per gli appalti sotto soglia (meno di 40.000 euro) contenute nella Delibera 206 del 1° marzo 2018 e oggi nuovamente modificato con la legge di bilancio in approvazione entro il 31 dicembre 2018, che innalza a 150.000 euro gli affidamenti sotto soglia, per il solo 2019 e solo per i lavori e non per servizi e forniture.
La modifica suddetta è contenuta nell’articolo 1, comma 912 della legge finanziaria 2019 che recita: “Nelle more di una complessiva revisione del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, fino al 31 dicembre 2019, le stazioni appaltanti, in deroga all’articolo 36, comma 2, del medesimo codice, possono procedere all’affidamento di lavori di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro mediante affidamento diretto previa consultazione, ove esistenti, di tre operatori economici e mediante le procedure di cui al comma 2, lettera b), del medesimo articolo 36 per i lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro”.
Dichiarazione di Silvja Manzi, Segretaria di Radicali Italiani:
«La certezza del diritto, anche per quanto riguarda gli appalti pubblici, è il primo elemento da conquistare per ridurre al minimo i rischi di corruzione e facilitare i controlli. Qui siamo in presenza di un impazzimento della normativa che si modifica continuamente e si sovrappone, rendendo impossibile la loro applicazione. Altro che lotta alla corruzione, in questo modo si aprono falle sempre più grandi e invisibili che faciliteranno l’azione di chi vuole sfuggire ai controlli e favorire amici e amici di amici.
L’ultima modifica contenuta nella legge finanziaria inserisce la possibilità di affidare lavori fino a 150.000 euro (era fino a 40.000 euro) senza alcun confronto trasparente, pubblico, con le offerte di mercato e con la libera concorrenza; è sufficiente consultare tre operatori economici. In molti casi questi provvedimenti saranno presi da Amministratori unici di società pubbliche, che non devono nemmeno confrontarsi con consigli di amministrazione per avere il via libera all’affidamento. Chiunque comprende quale sia il livello di rischio qui rappresentato, mentre si urla beceramente contro la corruzione e si dice di volerla combattere con una legge ridicola ad hoc. Mentre si abbattono tutti gli steccati sugli affidamenti diretti dei lavori (solo per il 2019), dall’altra parte restano pienamente in vigore le linee guida dell’ANAC, nelle quali sono previsti molteplici paletti proprio per gli stessi affidamenti diretti.
Altro che semplificazione, qui siamo alla letterale e assoluta impossibilità di rispettare le norme.»

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