Droghe: Ddl Lega contrasta con recente sentenza Consulta

Questa non è una guerra alla droga, ma al consumatore.

“La Lega ha depositato al Senato l’annunciato disegno di legge che inasprisce le pene per i fatti di lieve entità legati alle droghe. Il provvedimento è un ritorno al passato, a 30 anni fa, quando Bettino Craxi si scagliò contro la ‘modica quantità’, responsabile, a parer suo, di favorire lo spaccio. Non è una guerra alla droga, ma al consumatore”, lo dichiarano in una nota Antonella Soldo e Giulio Manfredi, dirigenti di Radicali Italiani.

La pena minima per i fatti di ‘lieve entità’ è sestuplicata (passa da sei mesi a tre anni); la pena massima passa da quattro a sei anni. La multa minima è quintuplicata (passa da 1.032 euro a 5.000 euro), quella massima raddoppiata (passa da 10.329 euro a 20.000 euro)”, spiegano i radicali.

“Non basta: i leghisti vogliono abolire la possibilità per il consumatore tossicodipendente di svolgere un lavoro di ‘pubblica utilità’ al posto della pena detentiva, anche in comunità terapeutica (ergo le comunità perderanno utenti …); saranno confiscati obbligatoriamente l’auto o il motorino quando abbiano semplicemente agevolato la commissione del reato e siano potenzialmente utilizzabili per la reiterazione dello stesso; viene poi prevista la revoca e il ritiro della patente come pena accessoria per chi è stato coinvolto in incidenti stradali ed è stato condannato ai sensi dell’art. 73 del DPR 309/90 (produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope).

Le previsioni draconiane di pena dei leghisti contrastano palesemente con la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 40 depositata l’8 marzo scorso che recita testualmente: ‘… allorché le pene comminate appaiano manifestamente sproporzionate rispetto alla gravità del fatto previsto quale reato, si profila un contrasto con gli artt. 3 e 27 Cost., giacché una pena non proporzionata alla gravità del fatto si risolve in un ostacolo alla sua funzione rieducativa… omissis ….‘.

Sarebbe doveroso che i ministri della Giustizia e della Salute si esprimessero sull’iniziativa legislativa istigata dal loro collega ministro dell’Interno, anche se in calce al disegno di legge, ipocritamente, la firma di Matteo Salvini non c’è”, concludono Soldo e Manfredi.

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