Aborto al sicuro, presentata proposta di legge regionale per garantire il rispetto dei diritti delle donne

 

I contenuti sono stati illustrati questa mattina, ad Ancona, da Mattia Morbidoni, Riccardo Magi e Barbara Bonvicini. Nelle Marche 8 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza. In provincia di Fermo non è possibile interrompere la gravidanza. La diffusione capillare della Ru486 tra le soluzioni indicate per un’ effettiva applicazione della legge 194

Superare il conflitto tra il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza e il diritto della donna di interrompere la gravidanza, introducendo una serie di soluzioni volte a garantire la completa applicazione della legge 194/78 e quindi un più agevole accesso ad informazioni e servizi. E’l’obiettivo della proposta di legge regionale, di iniziativa popolare, Aborto al sicuro, presentata questa mattina ad Ancona da Mattia Morbidoni, coordinatore di +Europa Centro Marche, Riccardo Magi, deputato Radicale di + Europa, e Barbara Bonvicini, presidente di Radicali Italiani.

Il testo della pdl è attualmente al vaglio degli uffici regionali e presto partirà la campagna di raccolta firme.

Con la proposta di legge +Europa Centro Marche chiede alla Regione di impegnarsi nella costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo anche un adeguato monitoraggio dell’obiezione di coscienza, e di adoperarsi per una diffusione capillare della pillola abortiva Ru486, attualmente impiegata in via sperimentale solo all’ospedale di Senigallia.

“Chiediamo – ha osservato Mattia Morbidoni, coordinatore di +Europa Centro Marche – che la sperimentazione della Ru486 venga estesa anche ad altre strutture ospedaliere della regione, per dare un servizio in più alle donne che decidono di esercitare il legittimo diritto di interrompere la gravidanza. L’aborto farmacologico, peraltro, oltre ad incidere positivamente sulla spesa sanitaria, può avvenire in regime di day hospital e non è invasivo come lo è un aborto effettuato mediante intervento chirurgico”.

L’iniziativa è stata sviluppata tenendo conto dell’ ultimo report diffuso dall’Istat sulle interruzioni volontarie di gravidanza nelle Marche, dove otto ginecologi su dieci sono obiettori di coscienza e dove, nel 2017, su 1.504 interventi effettuati, solo il 61,7% è stato praticato nella provincia di residenza. Una percentuale nettamente inferiore alla media nazionale (76,3%) e soprattutto a quella delle altre regioni del centro Italia (79,4%).

Nel centro Italia le Marche sono anche fanalino di coda per quanto riguarda le interruzioni volontarie di gravidanza effettuate fuori dalla provincia di residenza – il 28, 5% a fronte dell’10,3% registrato nelle altre regioni – mentre si attesta al 6,4%, dato leggermente al di sopra della media nazionale, la percentuale di donne che hanno scelto di migrare in altre regioni.

“Oggi nelle Marche, come in molte altre regioni italiane – ha affermato Riccardo Magi, deputato Radicale di + Europa – per le donne c’è un problema di vedersi garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e di ricorrervi con la massima informazione, in totale sicurezza e in tempi rapidi. Questo avviene perché ci sono problemi d’attuazione della legge 194 a causa del numero altissimo di obiettori di coscienza”.

I dati Istat rivelano che l’interruzione volontaria di gravidanza non viene praticata negli ospedali della provincia di Fermo, dove la percentuale di medici obiettori è pari al 90%. Anche nell’Ascolano si registra un’alta densità di obiettori di coscienza (82,4), ma gli aborti vengono garantiti attingendo in mobilità dal personale di altre strutture. La terza percentuale più alta di obiezione di coscienza si regista a Macerata (69%); seguono Pesaro (67%) e Ancona (66,9%). Elevati anche i tempi di attesa per sottoporsi all’intervento: circa 2 settimane per il 20% delle donne marchigiane; più di 21 giorni per il 6%.

Il presidente di Radicali Italiani Barbara Bonvicini ha evidenziato come nella regione sia stata riscontrata una situazione di urgenza legata all’alta presenza di strutture che non effettuano interruzioni volontarie di gravidanza: 5 su 17. Per questo il comitato promotore ha scelto le Marche come seconda tappa, dopo la Lombardia, per la presentazione della proposta di legge.” Il paradosso – ha detto Bonvicini – è che stiamo portando avanti questa campagna per applicare una legge nazionale che non viene rispettata dai servizi sanitari regionali. Per superare il problema, riteniamo necessario indire bandi di concorsi per ginecologi non obiettori ed ampliare il coinvolgimento delle cliniche private convenzionate”.

Attualmente nelle Marche sono due, una ad Ancona e l’altra a San Benedetto del Tronto, le strutture convenzionate che effettuano interruzioni volontarie di gravidanza.

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