Appendice: Il linguaggio

Introduzione:

 

“La Corte costituzionale è la suprema cupola della mafiosità partitocratica”.

Questa frase non l’hanno detta né Salvini né Di Maio.

L’ha detta qualche decina di volte Marco Pannella che non ha mai scherzato con il linguaggio e ci ha insegnato che il linguaggio stesso è il mezzo per comunicare la politica.

Potrebbe forse sembrare fuori luogo o moralistica una rassegna, in un documento radicale, di frasi pronunciate dai membri del governo. Frasi che attaccano in qualsiasi direzione: istituzioni, minoranze etniche, detenuti o semplici indagati, dirigenti dello Stato anche ai massimi livelli.

Nell’elaborazione di questo dossier, abbiamo fatto una scelta “stilistica” precisa: separare, per quanto possibile, l’aspetto tecnico da quello politico. Abbiamo preferito far emergere la singola violazione piuttosto che l’humus politico che l’ha prodotta.

Ma è assolutamente necessario sottolineare che, per questo Governo, il linguaggio adottato è parte integrante e trasversale del suo operato; è il collante che unisce le diverse anime e talvolta è addirittura un terreno di competizione a chi la spara più cattiva o dura.

Pensiamo, per fare un esempio, al nome che assegnano ai loro stessi provvedimenti: “Spazza-corrotti”.

Questa terminologia potrebbe essere accettabile, ma non ne siamo così sicuri, in un sito di previsioni meteo che vuole creare allarmismo e drammaticità; non utilizzata da un Ministro. Il Governo non si occupa di fare “le pulizie”, né di corrotti né di minoranze etniche. Eppure così dicono di voler fare.

Ovviamente la scelta di questo stile di comunicazione non è casuale o frutto di un parlato poco controllato e istintivo ma è studiata e calcolata nei suoi effetti e nel target da colpire.

Matteo Salvini ha impartito precise disposizioni al suo team di comunicazione: devono analizzare i temi più discussi sui social e il relativo sentiment; su quella base verranno poi prodotte le dichiarazioni. Questo gli consente di essere percepito come vicino ai bisogni reali della “gente”. Raramente è costretto a riposizionarsi o a contraddire una sua stessa dichiarazione ma quando lo fa (vedi la cosiddetta “concessione della cittadinanza italiana” al ragazzo coinvolto nel dirottamento del pullman) è proprio perché il sentimento prevalente sui social contraddice le sue precedenti affermazioni. È come se facesse ogni giorno il giro di tutti i bar italiani, ascoltasse tutti i discorsi e ne prendesse, per replicarli a reti unificate, temi e linguaggio.

Assistiamo, cioè, a un rovesciamento del senso del governare (rovesciamento anche etimologico: “reggere il timone”) ed è sempre più difficile capire quando è Salvini a emulare il suo elettorato o quando è l’elettorato che si appoggia a Salvini e al suo modello per aggredire anche verbalmente gli avversari o chi non è di proprio gradimento.

In questo corto circuito rimangono le vittime: materiali e immateriali.

Immigrati, rom, magistrati non allineati, presidenti di enti dello Stato, ma anche istituzioni o l’articolo 54 della Costituzione che chiede ai cittadini incaricati di funzioni pubbliche di adempierle con onore.

Onore che sfugge quando si auspica che “la polizia usi la mano pesante” su qualche indagato (non fosse sufficiente il caso Cucchi) o che un condannato debba “marcire in galera” in contraddizione con i principi costituzionali del recupero dei detenuti.

Altri esponenti del Governo invece tradiscono talvolta meno controllo e sono costretti a rapide retromarce. Vedi per esempio il ministro Fontana che prima dichiara che per i tossicodipendenti “ci vogliono i lavori forzati”, ipotizziamo sia un lapsus freudiano, ma travolto dalle critiche, si affretta a correggersi dicendo che intendeva i “lavori socialmente utili”.

A Marco Pannella non ha mai corretto la sua frase sulla Corte costituzionale. Anzi. Non era un errore o un lapsus. Era parte di un metodo, di una ricerca di interlocuzione con il potere. E la sua speranza era quella di risponderne in un’aula di giustizia, sperava di essere denunciato per vilipendio della Corte.

A differenza degli attuali governanti che lo evitano, avrebbe affrontato il processo per dimostrare la consistenza del suo pensiero politico e che quel linguaggio era il migliore per descrivere la realtà.

 

Rassegna dichiarazioni:

 

Salvini:

“Io sono un organo dello Stato votato da voi [lo dice indicando gli utenti Facebook che stanno guardando la diretta, ndr] ed eletto dal popolo, non come i magistrati”. Peccato, però, che l’articolo 92 della Costituzionedica i ministri vengono nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio.

«Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato»

Matteo Salvini ha chiesto alla piazza di dargli «il mandato di andare a trattare con l’Ue, non come ministro, ma a nome di 60 milioni di italiani che vogliono lasciare ai loro figli e nipoti un’Italia migliore»

Sulla vicenda di Desirée (una ragazza di 16 anni stuprata e uccisa a Roma il 19 ottobre) Salvini definisce gli arrestati «bestie assassine (di qualunque nazionalità)» che «marciranno in galera» e promette che la polizia «userà la mano pesante».

Su Boeri, presidente dell’Inps: “Perché c’è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell’Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici”

Tweet sempre su Boeri: Secondo Boeri, presidente dell’Inps, la “riduzione dei flussi migratori” è preoccupante, perché sono gli immigrati a pagare le pensioni degli italiani…

E la legge Fornero non si tocca.

Ma basta!!!

“Censimento sui rom, quelli italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere”

 

Di Maio

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio il 2 giugno dichiarava «Adesso lo Stato siamo noi» mostrando di non conoscere la pur rudimentale distinzione tra Governo e Stato.

Tweet su Bankitalia: Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima si volta si presenti alle elezioni con questo programma. Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. È stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna!

Sui giornalisti: Il peggio in questa vicenda lo hanno dato invece la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi. Pagine e pagine di fakenews, giornalisti di inchiesta diventati cani da riporto di mafia capitale, direttori di testata sull’orlo di una crisi di nervi, scrittori di libri contro “la casta” diventati inviati speciali del potere costituito.

 

 Beppe Grillo

“Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato,dovremmo riformarlo. Il vilipendio… un capo dello Stato che presiede il Csm, capo delle forze armate. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare”. Così Beppe Grillo, parlando dal palco di Italia cinque stelle.

 

Di Battista

Sui Giornalisti “Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà. Ma i colpevoli ci sono e vanno temuti. I colpevoli sono quei pennivendoli che da più di due anni le hanno lanciato addosso tonnellate di fango con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, soltanto pennivendoli, i giornalisti sono altra cosa”

 

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