Capitolo 3: Un Governo contro il Parlamento e le Autorità indipendenti

1. Parlamento esautorato sulla legge di stabilità Verso lo svuotamento del Parlamento dalle sue funzioni

 

Cosa è successo:

Al Parlamento è stata sottoposta la legge di stabilità con 24 ore di anticipo rispetto al momento del voto, ai parlamentari legislatori è stato impedito l’esercizio del diritto/dovere di esaminare con il necessario anticipo le leggi sottoposte al suo esame.

 

Sintesi:

In diverse occasioni il Governo ha già messo in pratica quanto Davide Casaleggio auspica per il futuro: l’eliminazione del Parlamentoe il superamento della democrazia rappresentativa.
È in questa direzione che possiamo interpretare l’umiliazione inflitta al Parlamento impossibilitato a esaminare e discutere il Documento di Economia e Finanza.

Dopo oltre 2 mesi di accuse violente all’Europa, minacce e insulti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dirige le trattative verso una resa incondizionata, con il placet dei due vice. Fiumi di inchiostro hanno riempito i giornali e fiumi di parole hanno occupato radio e televisioni senza alcuna traccia di un testo scritto su cui discutere. Ilvulnusè senza precedenti: il Parlamento, l’organo legislativo che deve approvare il documento annuale di programmazione della spesa pubblica, non ha potuto né esaminare preventivamente il testo né, tanto meno, discuterlo, in violazione dell’art. 72 Cost. e la sua approvazione si svuota di ogni contenuto e diviene una vuota formalità.

Emma Bonino, in un intervento accorato in Senato il 20 dicembre, ammoniva:

«Oggi compite un ulteriore, grave attacco, il più grave della storia della nostra Repubblica, alla democrazia rappresentativa, alla Costituzione, all’ordinamento liberale così come, seppure imperfetto, lo abbiamo conosciuto in questi anni. Che il Parlamento sia umiliato, esautorato, ridotto all’irrilevanza, direi quasi alla farsa, non è un trofeo del quale andare orgogliosi, non è un vulnus all’opposizione. È una ferita grave a tutti, al Paese e alla democrazia. Dopo tanto fracasso, tanta volgarità, tanto disprezzo per le istituzioni internazionali e non, una penosa e silenziosa retromarcia. Ed è bizzarro che un governo così sovranista, un governo “prima gli italiani” poi si faccia dettare, dettaglio per dettaglio, la manovra dalle istituzioni europee. Voi ci passate addosso come rulli compressori ma vedrete, serviranno anche a voi le istituzioni, un giorno».

Anche per le importantissime proposte di riforma, con assegnazione di autonomie differenziate, degli Statuti di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, il Governo (con il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Erika Stefani) ha proposto la presentazione al Parlamento di un testo inemendabile, impedendo così al legislatore ogni intervento sul testo.

Nella stessa direzione si colloca il ricorso massiccio alla delegazione legislativa, il Governo ha presentato 10 disegni di legge delega, coi quali chiede al Parlamento di rinunciare ai suoi poteri e conferirgli delega a legiferare su una moltitudine ingiustificata di materie:

  1. Deleghe al Governo in materia di semplificazione e codificazione
  2. Delega al Governo per la semplificazione, la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa in materia di contratti pubblici
  3. Delega al Governo per la revisione del Codice civile
  4. Delega al Governo per la semplificazione e codificazione in materia di agricoltura
  5. Delega al Governo in materia di turismo
  6. Delega al Governo per la semplificazione e codificazione in materia di disabilità
  7. Delega al Governo per la semplificazione e il riassetto in materia di lavoro
  8. Delega al Governo per la semplificazione e la codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica musicale e coreutica e di ricerca
  9. Delega al Governo per la semplificazione e la razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare
  10. Delega al Governo per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del Codice dei beni culturali e paesaggio

 

 

2. La protervia con le autorità indipendenti e l’insofferenza per il principio di separazione dei poteri

 

Cosa è successo:

Il Governo non riconosce l’indipendenza delle autorità pubbliche e cerca di ridurli sotto il proprio controllo.

 

Sintesi:

Il pessimo rapporto del Governo con le autorità e con i poteri indipendenti inizia con la pressione – fondata su un cavillo formale e pretestuoso – sul presidente di Consob Mario Nava per costringerlo alle dimissioni, prosegue con la polemica quotidiana con l’ex Presidente di INPS Tito Boeri, accusato di diffondere i dati reali sugli effetti che avranno sull’assetto della previdenza i progetti di smantellamento della riforma Fornero e di introduzione del reddito di cittadinanza.

Su Boeri, Salvini dichiara:

«Perché c’è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell’Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici»

in un altro Tweet dichiara

«Secondo Boeri, presidente dell’Inps, la riduzione dei flussi migratori è preoccupante, perché sono gli immigrati a pagare le pensioni degli italiani… E la legge Fornero non si tocca. Ma basta!!!»

Banca d’Italia e Ivass hanno rischiato la paralisi, non avendo ottenuto un parere da parte del Governo (non vincolante, ma obbligatorio) sulle nomine dei dirigenti delle stesse autorità.

Le gravi schermaglie con Banca d’Italia hanno inoltre riguardato il tema della proprietà delle riserve auree (ma si pensi anche al Tweet«se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima si volta si presenti alle elezioni con questo programma. Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. È stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna!»). Si tratta di altri eloquenti esempi di come il Governo ripudi il modello democratico, che prevede il dialogo e il confronto dell’esecutivo, su un piano di parità, con Enti e Agenzie indipendenti, dotati di poteri autonomi e caratterizzati dall’autorevolezza che deriva loro dalle elevate e riconosciute competenze tecniche dei loro vertici, e preferisca occupare le Agenzie con propri uomini, non necessariamente capaci ma certamente fedeli e obbedienti, per ridurle all’osservanza.

 

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