Capitolo 5: L’assalto all’informazione e ai media

1. Informazione di regime

  

Cosa è successo:

Il governo e le forze politiche che lo sostengono hanno occupato l’informazione televisiva negando l’accesso alle forze di opposizione e violando il diritto alla conoscenza dei cittadini.

 

Sintesi:

La fortemente discussa nomina di Marcello Foa a presidente della RAI ha portato subito ai risultati voluti dal Governo.

I dati di rilevazione sulla presenza delle forze politiche nell’informazione radiotelevisiva sono inequivoci: sommando i tempi dedicati ai partiti e agli esponenti di Governo si arriva a percentuali che si aggirano intorno al 60-70%.

Nelle reti di informazione pubblica le idee, le proposte, le iniziative e le istanze di Radicali Italiani e di +Europa occupano uno spazio pari a zero, e gli esponenti di Governo hanno imposto la loro partecipazione nei contenitori di informazione politica in assenza di contraddittorio con oppositori politici: la articolata denuncia presentata da +Europa ad AGCOMè stata seguita da due delibere dell’Autorità che invitano Rai e Sky ad attenersi alla disciplina di riferimento, ma non si sono viste correzioni di rotta significative.

I media televisivi ospitano – durante le trasmissioni di massimo ascolto – gli esponenti politici (perlopiù governativi) senza alcun contraddittorio e senza neppure un giornalista capace di svolgere una funzione minimamente critica; l’informazione televisiva pubblica è messa al servizio degli esponenti politici di governo ed è utilizzata come moltiplicatore del messaggio, senza permettere alcun confronto fra proposte politiche.

La RAI gestisce in tal modo, per conto del Governo, l’informazione pubblica dando vita a un mix di propaganda, assenza di contraddittorio, e gestione dei tempi che integra una sistematica e inquinante disinformazione ben più efficace di quanto era stata già capace di fare la vecchia partitocrazia.

Il principio del “conoscere per deliberare”, ovvero il diritto dei cittadini a una informazione corretta e completa, sono disattesi e calpestati.

 

 

2. I social network uccidono l’informazione, sostituiscono partiti, Parlamento e istituzioni

 

 

Cosa è successo:
Gli esponenti di governo sostituiscono le sedi istituzionali di dialogo e di confronto politico con la propaganda scientifica sui social network

 

Sintesi:

La comunicazione, anche politica, che transita dai social network è senza dubbio divenuta imprescindibile. I partiti e alcuni esponenti del Governo, tuttavia, fanno un uso distorsivo dei social, trasformandoli in cassa di risonanza e di propaganda, e sostituendoli agli strumenti istituzionali di comunicazione e anche di formazione delle scelte politiche.

In molti casi si preferisce affidare a Facebook o a Twitter dichiarazioni su questioni di rilevanza istituzionale, anziché esprimersi nelle aule del Parlamento, o discutere nei congressi di partito, cioè nei luoghi di discussione delle posizioni e delle proposte politiche, e di formazione delle scelte politiche propri dei paesi di democrazia liberale e rappresentativa.

I social non ammettono contraddittorio, non consentono dibattito, semplificano le questioni e le riducono alla formazione di disinformate fazioni “pro e contro” senza consentire di apprezzare la complessità e la pluralità degli interessi in gioco.

L’elettore è convinto di essere entrato in rapporto diretto con il suo leadere non si rende conto di essere invece la vittima di un ingranaggio distorto, che non consente affatto la formazione di linee politiche secondo lo schema associativo, democratico e rappresentativo prefigurato dai partiti previsti dalla Costituzione (art. 49 Cost.) ma che, al contrario, risponde a un modello pericolosamente autoritario.

3. Il bavaglio a Radio Radicale e alle testate giornalistiche

 

Cosa è successo:
Con la manovra per il 2019è stata prevista l’abolizione, o la progressiva riduzione fino all’abolizione, dei contributi diretti a favore di determinate categorie di imprese radiofoniche e di imprese editrici di quotidiani e periodici, come recentemente rideterminati.

Sintesi:

Per quanto riguarda Radio Radicale, dopo la proroga di 6 mesi il Governo ha confermato la sospensione dei finanziamenti che a questo punto impone nei fatti alla radio di cessare il proprio servizio pubblico. Vito Crimi e Luigi Di Maio sono i principali responsabili di una scelta che mira alla distruzione dell’unico strumento di informazione diretta che apre porte e finestre delle aule parlamentari, delle aule di giustizia e delle assise di tutti i partiti politici. I signori dello streaming si rendono così responsabili della morte di chi ha inventato l’informazione in presa diretta, senza mediazioni, senza veline. Altro che aprire il Parlamento come una scatoletta; con questa scelta liberticida si mira a chiudere le Istituzioni alla vista e all’ascolto dei cittadini, si attua una tipica azione da regime totalitario.

 

Capitolo precedente – Torna all’indice – Capitolo successivo

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA