Capitolo 6: Contro lo sviluppo e la libertà economica

1. L’avversione verso la tutela e la promozione della concorrenza

 

Cosa è successo:

Il Governo, in violazione dei principi europei, soffoca la concorrenza e favorisce le clientele: l’esempio delle concessioni demaniali.

 

Sintesi:

L’ultima legge finanziaria dello Stato ha approvato la proposta del Governo giallo-verde di deroga alla c.d. direttiva Bolkestein (il cui obiettivo è favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere tra i Paesi membri)in relazione alle concessioni demaniali marittime turistico-ricreative.

Le concessioni invece di essere messe finalmente a gara, dopo decenni di privilegi accordati agli odierni concessionari che hanno impedito la formazione di un mercato concorrenziale, l’ingresso di nuove imprese e l’abbassamento dei prezzi al consumatore finale, sono state prorogate per ulteriori 15 anni e quindi fino al 2034.

Una modifica legislativa che fa emergere tutto il disprezzo per i principi d’ispirazione europea (in primis per la concorrenza) e per le sue istituzioni, se si considera che la Commissione già in passato aveva iniziato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per violazione delle norme contenute nel Trattato istitutivo dell’Unione e nella direttiva Bolkestein e che nel 2016 la Corte di Giustizia ha ricordato come le proroghe approvate in passato dal Parlamento italiano fossero illegittime.

I Giudici avevano infatti stabilito che la disciplina europea deve essere interpretata nel senso che una legge nazionale non può prevedere la proroga automatica delle autorizzazioni e delle concessioni demaniali marittime e lacuali in essere per attività turistico‑ricreative in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati.

Anche l’Antistrust è intervenuto (inascoltato) sulla questione, segnalando che

«le gare devono costituire la regola nell’affidamento delle concessioni; la loro ampiezza e durata devono essere limitate e giustificate dalle esigenze di natura tecnica ed economica e dalle caratteristiche degli investimenti; andrebbero eliminati i casi di preferenza per i gestori uscenti o per l’anzianità acquisita, nonché evitati rinnovi automatici e proroghe».

Dunque le amministrazioni concedenti – ovvero lo Stato – dovrebbe avviare un confronto concorrenziale tra gli operatori del mercato, per migliorare la qualità, anche in termini di sicurezza, del servizio reso alla collettività, e non dovrebbe perpetrare i privilegi di concessionari pluridecennali.

 

2. TAV, impegni internazionali e volontà popolare

 

Cosa è successo:

Nonostante la sottoscrizione di accordi internazionali e più ratifiche del Parlamento italiano, il Governo boicotta il proseguimento dei lavori della linea Torino-Lione e minaccia il fermo definitivo dell’opera.  

 

Sintesi:

La tratta Torino-Lione appartiene a un corridoio internazionale che da Budapest arriva fino al Portogallo di fronte alle coste marocchine.

Anche prescindendo da valutazioni sull’importanza strategica dell’opera ma volendo limitarsi agli aspetti formali, occorre sottolineare che la realizzazione è stata decisa da Italia e Francia in 4 diversi accordi internazionali (1996, 2001, 2012, 2015; quest’ultimo integrato anche nel 2016 con un Protocollo addizionale) ed è co-finanziata dall’Unione Europea. Gli accordi sono stati anche ratificati dai rispettivi Parlamenti.
Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli ha commissionato una discussa analisi costi-benefici – i cui risultati ha inviato all’ambasciata francese e all’Unione Europea – che non ha sottoposto al Parlamento, che sarebbe l’unico soggetto competente ad approvare l’eventuale ritiro dell’Italia dall’iniziativa, impedendo la discussione parlamentare sul documento.
A due diverse sollecitazioni per l’indizione di referendum consultivi sull’opera  (una a livello del Comune di Torino e una della Regione Piemonte) si sono opposti sia il governo locale, tramite il sindaco Chiara Appendino del M5S, sia quello nazionale.

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